Sono stato invitato ad esporre per iscritto una breve riflessione sulla “Lectio Divina” elaborata da Don Ovidio Vezzoli nei due incontri avvenuti presso l’oratorio di Maderno durante il periodo di Avvento in preparazione alla Liturgia del S. Natale, avente come obiettivo l’approfondimento e l’analisi del tema sopra titolato. Ho accettato di buon grado questo invito perché esso rappresenta per me principalmente un ulteriore momento di meditazione e di ascolto della Parola che il Signore mi mette continuamente a disposizione nel cammino che porta all’incontro con Lui. L’argomento trattato dal relatore è stato, non a caso, lo stesso che il Vescovo di Brescia aveva da poco analizzato e sviluppato nella sua Lettera Pastorale per l’anno 2009-2010 inviata a tutti i fedeli dalla Diocesi, il cui compito principale è quello di sottolineare l’importanza dell’Eucarestia nella vita della comunità cristiana. Nei brani biblici esaminati nei due incontri, quello relativo al profeta Elia in cammino verso l’Oreb (1 Re 19, 1-8) e quello relativo alla prima moltiplicazione dei pani (Mc. 6, 30-44), si possono riscontrare esperienze molto simili tra di loro. Nel primo libro dei Re il profeta dapprima appare come persona che, mossa da ardente zelo, ammonisce il popolo d’Israele a non rincorrere i falsi idoli di Baal e gli altri culti idolatrici introdotti dalla regina Gezabele; poi, pensando di avere esaurito il proprio compito e spaventato dalle minacce di morte della regina, fugge nel deserto per mettersi in salvo in preda a profondo sconforto. Sfinito per la stanchezza e la vergogna e schiacciato dalla propria debolezza, povertà e peccato, invoca la morte come soluzione delle proprie disavventure, diventate insopportabili perché convinto di aver fallito la propria missione. A questo punto interviene Dio per mezzo di un suo messaggero, che per due volte lo sveglia da quel torpore e gli ordina di alzarsi e mangiare del pane e bere all’orcio che gli stanno accanto, spiegando che non è tempo di morire ma di nutrirsi e di riprendere il cammino. La forza di quel cibo consente ad Elia di camminare per quaranta giorni e quaranta notti dapprima verso l’Oreb e poi di ritornare sui suoi passi e riprendere la missione che gli era stata affidata, rinnovato da una vocazione che l’ha richiamato alla vita. Il brano evangelico di Marco non rappresenta solamente la semplice descrizione di un miracolo di Gesù ma, se letto in maniera più attenta e profonda, raffigura in modo essenziale l’insegnamento di Cristo e indica ad ogni persona la strada da percorrere in attesa dell’incontro con Lui. Si nota l’atteggiamento degli apostoli che, di ritorno dal loro primo incarico di evangelizzazione, sono convinti di avere ormai concluso il loro compito. Gesù li chiama in disparte, in un luogo deserto, per farli riposare e rifocillare, perché nel silenzio possano trovare la condizione necessaria ad accogliere il dono della Parola e la capacità di condivisione e di ascolto. Si osserva il profondo sentimento di amore e commovente pietà da parte del Maestro nei confronti della folla, descritta “come pecore che non hanno pastore”, bisognosa sia del pane spirituale (l’insegnamento attraverso la Parola) che del pane materiale (si era ormai fatto tardi e le persone dovevano ancora mangiare). Si percepisce un impulso di carità e di condivisione nei confronti di quella moltitudine attraverso il gesto di mettere a disposizione di tutti quel poco che era stato racimolato (cinque pani e due pesci) e che Gesù trasforma in cibo sufficiente per il loro appagamento. Inoltre, attraverso la descrizione della raccolta degli avanzi (portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci), si evidenzia l’invito ad una sobrietà di vita da seguire e conservare, eliminando ogni propensione allo sperpero e allo spreco ed esortando il cristiano alla pietà e alla carità. In entrambi i brani considerati traspare l’invito di Gesù, pane spezzato e sangue versato per il mondo, a servirsi dell’eucarestia, il cui mistero rappresenta il dramma dell’amore di Dio per noi, quale dono che davvero costituisce il pane della vita e chi ne mangia non morirà in eterno. Voglio concludere con un invito ad usufruire più frequentemente delle opportunità di ascolto della Parola che ci vengono offerte, così da giungere ad un vero cambiamento del cuore, alla vera conversione che ci porta ad essere convinti testimoni di Cristo.