21/02/2012 09:13:00 Maderno Dal Bollettino dell'Unità Pastorale
Stare meglio perchè...
Nel capitolo XXXVIII dei Promessi Sposi, a un certo punto Manzoni se ne esce con un commento che suona più o meno così: "Si dovrebbe pensare più a fare del bene che a stare bene, e così si finirebbe anche per stare meglio." L'anno era circa il 1841 e Manzoni si sentiva investito di una missione non da poco: quella di insegnare agli Italiani a pensare - per la prima volta - come se fossero un popolo.
Nel capitolo XXXVIII dei Promessi Sposi, a un certo punto Manzoni se ne esce con un commento che suona più o meno così: “Si dovrebbe pensare più a fare del bene che a stare bene, e così si finirebbe anche per stare meglio.” L’anno era circa il 1841 e Manzoni si sentiva investito di una missione non da poco: quella di insegnare agli Italiani a pensare – per la prima volta – come se fossero un popolo. Commentare la mia esperienza dei Mercatini di Natale è un po’ dare un senso a questa lezione imparata tanto tempo fa sui banchi di scuola: esiste una sottile linea che unisce lo “stare meglio” al “fare del bene”, anche se questa “linea” sembrerebbe disturbare il nostro concetto dello “stare bene”. Mi spiego: certamente starsene comodi a proseguire la nostra routine significa anche fare qualcosa che ci fa “stare bene”, mentre, al contrario, dedicare del tempo, delle energie e, perché no, anche delle risorse economiche per confezionare degli oggetti da vendere ai Mercatini di Natale può essere scomodo, faticoso e sconveniente…perché mai si dovrebbe? Le scuse sono sempre numerose, appropriate e anche nobili: “pago già il dovuto, perché disturbarmi a dare di più?”, “sono tempi di crisi e nessuno ha spiccioli in avanzo, nemmeno io”, “fa freddo e non mi va di passare il fine settimana dentro una casetta di legno a vendere degli angioletti in pannolenci”. È vero, questi pensieri appartengono un po’ a tutti noi, sono umani, normali, ma sono anche – e principalmente – superabili nel momento in cui si elabora l’idea che ristagna nell’adagio di Manzoni, e cioè la promessa che se sapremo rinunciare a un briciolo del nostro “stare bene” avremmo in cambio il piacere di “stare meglio”. Stare meglio perché si insegna ai propri figli a collaborare, a condividere, ad aiutare il prossimo; Stare meglio perché si conoscono le mamme e i papà dei compagni di classe dei nostri bambini: si ride, si scherza e ci si diverte con loro; Stare meglio perché si sente di appartenere ad una stessa realtà che si costruisce insieme; Stare meglio perché anche il freddo non è più così freddo se ci si scalda il cuore con un abbraccio, una stretta di mano, un bicchiere di vin brûlé o un semplice sms quando ne abbiamo bisogno; Stare meglio perché se anche pochi la pensano come noi allora c’è ancora una speranza di cambiare questo mondo che sembra andare un po’ a rotoli tra borse che crollano e valori che mancano; Stare meglio perché insegneremo ai nostri figli quello che i nostri genitori hanno insegnato a noi e anche noi lo faremo attraverso l’esempio, la fatica, e i sacrifici, nella convinzione che i nostri figli saranno più felici con un gioco in meno ma con un valore in più che si porteranno stretto stretto attraverso le difficoltà della vita e che un giorno, magari per caso, agiranno riscattando così le nostre rinunce. Ecco cosa sono stati per me i Mercatini di Natale (peraltro varianti di molte altre attività dell’asilo, come spazzare le foglie, raccogliere le olive, ecc.): un modo per Stare meglio, un modo – tra i tanti – per insegnare qualcosa a mio figlio, per permettergli di essere orgoglioso di me, per dirgli che la sua mamma era lì, in mezzo a tutti quelli (purtroppo ancora pochi) che aiutavano, sapendo che c’era bisogno d’aiuto, che dava una mano convinta che l’unione faccia la forza. Concordo con voi: ora è piccolo; ha solo tre anni e va alla Scuola dell’Infanzia…però – e qui voi concorderete con me – per quanto piccoli, i bambini capiscono molto di più di quanto noi ci immaginiamo e imparano sempre dal nostro esempio!