Unità Pastorale Toscolano Maderno

10/09/2010 22:47:00 Maderno Montemaderno
dal Bollettino dell'UNITA' PASTORALE

S. Urbano: dalle origini ad oggi


La prima notizia che testimonia l'esistenza della chiesa è del 1381 ed è racchiusa nel Codice Diplomatico benacense: 'divo Urbano dedicata, que constructa propter votum tunc creditur cum populus epidemia infestetur (…) Hec edicola quo tennis Maio mense cum clero, populo comitante solemniter invisitur'.
'; ';


Leggenda.

La fantasia popolare, insieme alla superstizione un tempo diffusa, ha fatto sì che il Monte Pizzocolo, soprattutto sul versante settentrionale, si popolasse di miti e leggende i cui attori erano diavoli, streghe e briganti. Tra i racconti più ricorrenti vi è quello che individua sulla vetta del Pizzocolo la presenza del diavolo. Alla presunta presenza del diavolo sul Pizzocolo potrebbe ricondursi l’edificazione di Sant’Urbano come segno apotropaico, visto che la chiesa sembra posta a difesa degli ultimi insediamenti abitati di Monte Maderno, a un crocicchio di grande importanza da cui si diramano diversi sentieri. I crocicchi sono sempre stati considerati il luogo di ritrovo di diavoli e streghe ed è anche per questo che vi venivano realizzate santelle o addirittura piccole chiese. L’incrocio di Sant’Urbano si può considerare tra i più importanti nel vasto sistema di sentieri del Monte, e questo avvalora la non casualità della scelta del luogo per edificarvi la chiesa.  

La chiesa di Sant Urbano.

La prima notizia che testimonia l’esistenza della chiesa è del 1381 ed è racchiusa nel Codice Diplomatico benacense: “divo Urbano dedicata, que constructa propter votum tunc creditur cum populus epidemia infestetur (…) Hec edicola quo tennis Maio mense cum clero, populo comitante solemniter invisitur”. La chiesa fu quindi probabilmente costruita per voto popolare in seguito ad un’epidemia. La tradizione vuole infatti che sia stata eretta come segno di devozione degli abitanti per lo scampato pericolo da una dura pestilenza. Il 6 maggio 1498 il Comune fu costretto a ordinarne la chiusura poiché la struttura era utilizzata per il ricovero di animali. Il cardinale Carlo Borromeo ,durante la visita apostolica in Riviera del 1580, si interessò a Sant’Urbano, visitata dai suoi collaboratori i quali non poterono che riportargli un quadro poco confortante delle condizioni dello stabile. Il Borromeo decise così di procedere alla sconsacrazione, se non fossero stati realizzati i necessari interventi di ripristino. La decisione non passò inosservata ai fedeli che, per scongiurare la chiusura e ricordando il male che fortunosamente li aveva risparmiati nel secolo precedente, attuarono con solerzia i necessari interventi per permettere la riapertura del luogo di culto. Tanto grande fu l’attenzione dei fedeli, dopo una necessaria nuova consacrazione, che la chiesa fu meta di rogazioni, ovvero processioni effettuate nei primi giorni di primavera per chiedere a Dio la protezione sul raccolto e su tutta la campagna.

Perché proprio la denominazione Sant’Urbano?

A destare i primi dubbi è la mancanza di correlazioni tra il nome Urbano e i vari santi e beati che portano questo nome, poiché nessuno di loro risulta essere protettore dalle epidemie. Sant’Urbano è però protettore dei cacciatori, da sempre attivissimi in questa zona, che potrebbero aver giocato un ruolo decisivo. Sembra tuttavia più probabile che la storia di questa chiesa sia in qualche modo legata alla figura di papa Urbano III, che nell’Alto Garda bresciano ha legato il suo nome a molte altre chiese di montagna e ad altri luoghi, tanto più che la pala realizzata nel 1614 lo rappresenta.
Appunti sintetici tratti da documenti di Annarosa Ceruti
 
Sabato, 1° maggio alle ore 11,00, sull’erboso sagrato della chiesetta di S. Urbano è stata celebrata, come di consueto, la S. Messa.
Bella la giornata, parecchi i partecipanti.
Ha officiato Don GiancarloScalvini.
All’omelia ha ricordato S. Urbano vescovo e martire e la Madonna all’inizio del mese tradizionalmente a Lei dedicato.
Don Gì – come da tutti è chiamato– con parole commosse ha ricordatoi suoi appuntamenti giovanili a S.Urbano, da cui manca ormai da 26 anni.
“Non si vedono più, ha sottolineato, i cesti di narcisi davanti all’altare” i profumati fiori bianchi che rendevanobianche le Prae “andavamo a saccheggiarli, ma non abbiamo mai distrutto l’ambiente”.
Magari lo potessimo fare ancora. Adesso sono scarsi i narcisi soffocati dall’erba che nessuno falcia più.
La Santa Messa è stata allietata anche dalle chitarre suonate dagli scout, tra cui Stefano, nipote di un madernese doc, Armando Castellini che ci ha fornito le foto.
Al termine della messa Don Giancarlo ha benedetto e donato a tutti un rosario azzurro - "Tenetelo in vista - ha raccomandato - e pregate la Madonna - nostra Madre: Ave maria".
La casa di Annarosa Ceruti era aperta per l’ospitalità; sul prato salamine
 
 
 
Invia ad un amico Visualizza per la stampa



Vedi anche
01/08/2009 11:23:00
L’esistenza di cartiere a Toscolano e Maderno, prima del 1381, accertata da un documento notarile

11/10/2011 07:11:00
Arrivederci, cara Regina

10/07/2010 09:47:00
Mai più neonati abbandonati

02/07/2010 18:50:00
Scritte ingiuriose contro il Papa imbrattata la Scala Santa

17/02/2012 09:56:00
Una vita come una quaresima