21/02/2012 08:24:00 Unità Pastorale Dal Bollettino dell'Unità Pastorale
Quella chiesa ora è un po' più
La visita alla cattedrale di Brescia da parte dei ragazzi dei gruppi
"Emmaus" dell'Unità Pastorale.
Erano circa trenta i ragazzi dei gruppi "Emmaus" delle parrocchie dell'Unità Pastorale che il giorno 3 gennaio 2012, accompagnati da don Giovanni e dai catechisti, in un bellissimo pomeriggio, hanno partecipato al pellegrinaggio alla cattedrale di Brescia, potendo così gettare lo sguardo oltre il Bornico, per capire che la Chiesa è più grande di noi, delle nostre parrocchie, della nostra stessa Unità Pastorale e che tutti ci comprende.
E' stato un pellegrinaggio intenso e pieno di sorprese.
Erano circa trenta i ragazzi dei gruppi “Emmaus” delle parrocchie dell’Unità Pastorale che il giorno 3 gennaio 2012, accompagnati da don Giovanni e dai catechisti, in un bellissimo pomeriggio, hanno partecipato al pellegrinaggio alla cattedrale di Brescia, potendo così gettare lo sguardo oltre il Bornico, per capire che la Chiesa è più grande di noi, delle nostre parrocchie, della nostra stessa Unità Pastorale e che tutti ci comprende.
E’ stato un pellegrinaggio intenso e…pieno di sorprese.
Giunti in piazza Paolo VI, mentre i nostri ragazzi erano attratti dalla pista di pattinaggio sul ghiaccio installata ad una decina di metri dalla porta della cattedrale, noi accompagnatori ci accorgevamo, e questa è stata la prima sorpresa, non proprio splendida, che il duomo osservava un orario di apertura che sarebbe iniziato di lì a un’ora. Niente paura, il nostro curato, che evidentemente ha “poteri” a noi sconosciuti, ci ha chiesto un attimo e, sparendo alla nostra vista da una parte del duomo, è ricomparso, di lì a poco, dalla parte opposta, accompagnato dal sacrista che ci apriva anticipatamente la chiesa, solo per noi (seconda sorpresa decisamente più piacevole).
Entrati in chiesa, accolti dalla maestosità e dal silenzio dell’ambiente, don Giovanni ha iniziato ad illustrare il perché di quel pellegrinaggio, del perché di quel nome “cattedrale”, ricordandoci soprattutto la figura del vescovo che in quel luogo celebra l’Eucarestia e che accomuna tutti noi della chiesa particolare di Brescia sotto la sua guida.
Dopo un breve inatteso incontro con un cerimoniere, che ci ha assicurato sui preparativi per la celebrazione della Confermazione del prossimo maggio, mentre stavo leggendo alcune note di carattere architettonico, storico e religioso, è giunto vicino a noi un signore che don Giovanni ci ha subito presentato: don Alfredo Scaratti, niente meno che il parroco della cattedrale, terza sorpresa. Ci ha chiesto se volevamo che ci facesse lui da guida, e noi ovviamente ne siamo stati felici. Dopo avermi smontato a modo, dicendo che non avrebbe dato informazioni solo di carattere storico, come stava facendo il catechista (sic!), perché ai ragazzi interessa fino ad un certo punto, abbiamo iniziato il nostro vero e proprio pellegrinaggio.
D’ora in avanti non numererò più le sorprese, perché in ogni punto della chiesa in cui ci ha fatto sostare abbiamo potuto gustarne di stupende. Siamo partiti dal primo altare di destra, l’altare del crocefisso. Don Alfredo ci ha fatto notare la magnifica intensità di quella scultura, invitandoci a riflettere e pregare davanti ad un corpo straziato fino alla morte per noi.
All’altare del Santissimo Sacramento abbiamo ammirato le statue della Fede e della Speranza ma, ci ha detto, sembra che lo scultore abbia commesso una grave dimenticanza, manca la statua della Carità. Dopo diversi tentativi di capire, ci ha rassicurato: nessun errore dello scultore, nessuna statua doveva essere scolpita per raffigurare la Carità. La Carità, l’Amore, si trova tra le altre due statue, al centro. E’ Gesù stesso nel tabernacolo! E da qui un invito ai ragazzi: perché non impariamo a passare più spesso davanti al tabernacolo della nostra parrocchia? Bastano pochi secondi, per dire “Gesù io ti amo, Gesù mi lascio amare da te”, un bacio…e via!
Poi ecco l’altare con l’arca contenente le spoglie di sant’Apollonio e con la teca in cui sono custodite le reliquie di San Benedetto, con il simpatico aneddoto che le ha viste arrivare in cattedrale prestate dalla parrocchia di Leno decenni fa e poi….sono ancora lì, ma, ci ha assicurato don Alfredo, “quando le chiedono le restituiamo sempre”. Quindi ci ha condotti sul presbiterio, forse non facendo proprio felice il sacrista che stava tirando lo straccio, attorno alla cattedra del Vescovo. Da vicino abbiamo potuto ammirare l’opera d’arte in bronzo, raffigurante il Buon Pastore e i santi Filastrio e Gaudenzio, ma soprattutto ci ha fatto cogliere il senso di quella cattedra, il senso della missione del Vescovo verso ciascuno di noi: insegnare, annunciare la parola e testimoniare Gesù.
Da lì ci siamo portati nell’abside dove, seduti nel coro, abbiamo recitato tutti insieme qualche preghiera per la nostra diocesi. Il parroco ha voluto esplicitamente che ne recitassimo una che arrivasse in val Camonica e una che arrivasse nella “bassa”…un gesto simpatico per lanciarci ancora una volta un messaggio di comunione!
Purtroppo quell’ora era trascorsa come un fulmine e presto avremmo dovuto tornare al nostro pullman. Ma c’era ancora tempo per fermarci davanti all’altare della Madonna per rivolgerle un’Ave Maria e davanti al monumento a Paolo VI (il papa bresciano), splendida opera che finora alcuni di noi, io senz’altro, conoscevano forse solo “di vista”, ma che abbiamo potuto gustare da vicino nella sua imponenza. Il pontefice è raffigurato in ginocchio, in atto di umile preghiera sulla soglia delle porta santa e poi, ci ha fatto notare il parroco, “vedete verso dove è inginocchiato il papa?”…Ci giriamo e di fronte a noi cosa vediamo?….ancora l’altare del Santissimo Sacramento da cui eravamo partiti. “Il papa è inginocchiato verso l’Amore” ci dice, “verso il tabernacolo…e se lo fa il papa non dobbiamo farlo anche noi?” Allora ci siamo inginocchiati tutti, insieme a Paolo VI, nella stessa sua direzione, ed abbiamo rivolto un'ultima preghiera a Gesù Eucarestia. E’ stato un gesto semplice, ma molto emozionante.
Così si è concluso il nostro pellegrinaggio, per quanto mi riguarda, veramente bello ed intenso, pur nella sua brevità.
Termino ringraziando tutti: i ragazzi, che sono stati veramente bravi, don Giovanni, gli altri amici catechisti, e don Alfredo soprattutto, che ci ha aperto, non solo fisicamente, le porte della “nostra” chiesa perché capissimo meglio il nostro appartenere alla Chiesa.
Tornando a casa e ripensando ai fogli che avevamo stampato, alle preghiere che avevamo preparato, al programma mentale che ci eravamo fatti e rendendomi conto che tutto ciò non era servito ad un gran che, perché Qualcuno aveva pensato diversamente e meglio. La catechista Luisa mi ha suggerito una frase del sacerdote francese Gaston Courtois che riporto:
“Il tempo di creare, di organizzare, di realizzare non è più per te. Ma ti riservo una missione interiore e invisibile: è di servire di raccordo tra me e loro, di ottenere ad essi i carismi necessari per una vera efficacia apostolica. Prendili tutti e offrili gioiosamente alle radiazioni del mio silenzio eucaristico”.
Non so in che contesto e a chi fosse rivolta questa frase, ma mi pare che un’indicazione possa venire anche per noi che spesso ci affanniamo nell’organizzazione delle cose, dimenticandone il senso ultimo. Lasciamo fare un po’ anche a Lui. Noi…preghiamo un po’ di più!