06/12/2010 12:49:00 Dal Bollettino dell'UNITA' PASTORALE
PENSIERI dalla Terra Santa
Gli ultimi bagagli sono stati aperti e controllati dagli inflessibili poliziotti israeliani; l'aereo che ci riporta a casa è appena decollato e già un senso di nostalgia mi pervade. La stanchezza mi fa chiudere gli occhi e rivedo, come in un film, le tappe di questa esperienza in Israele. Per chi, come me, non era mai stato in Terra Santa, questa settimana è stata un susseguirsi di stupori e sensazioni.
Gli ultimi bagagli sono stati aperti e controllati dagli inflessibili poliziotti israeliani; l’aereo che ci riporta a casa è appena decollato e già un senso di nostalgia mi pervade. La stanchezza mi fa chiudere gli occhi e rivedo, come in un film, le tappe di questa esperienza in Israele. Per chi, come me, non era mai stato in Terra Santa, questa settimana è stata un susseguirsi di stupori e sensazioni. La terra, la gente, l’atmosfera che ci circondava assumevano, man mano che le ore passavano, colori ed emozioni sempre nuovi, tali da rimanere il più delle volte rapiti dalla loro bellezza. L’esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa è stata davvero entusiasmante e ricca di significato. Certamente impegnativa dal punto di vista fisico: qualche sera non riuscivo nemmeno ad appoggiare la testa sul cuscino che già sprofondavo nel mondo dei sogni. Ma l’ho fatto volentieri, ed ogni giornata era densa di appuntamenti, ora spirituali, ora un po’ più laici o storico-archeologici, introdotti e commentati dalla nostra guida, don Valerio, veramente preparato e competente che ci ha regalato una miriade di emozioni. Camminare sugli stessi sentieri percorsi da Gesù, pregare negli stessi luoghi, vedere la stessa terra bruciata dal sole mi ha consentito di riflettere e ripensare alla sua Storia. A quel suo grande amore verso l’umanità che troppo spesso si sottovaluta. Mi vengono subito in mente le prime parole che ha detto don Valerio: “Il vero pellegrinaggio è in Terra Santa, perché è un ritorno alle sorgenti dello spirito del pellegrino: umili, poveri e consapevoli di riscoprire i luoghi in cui siamo nati, e tornare innamorati di Gesù”. E durante i sette giorni di permanenza in quelle terre ho cercato di cogliere il significato di quelle parole e ad ogni tappa percorsa si cementava in me una diversa visione di Gesù , quasi riuscissi a conoscerlo meglio, a sentirlo più vicino e ad avere un po’ più di confidenza in lui; a recepire le sue parole e preghiere più intensamente. Ora, ascoltando il Vangelo, sarà un po’ come ritornare sui suoi passi e rivedere i luoghi in cui egli ha vissuto. Le emozioni e sensazioni nuove iniziano appena arrivati a Cesarea Marittima; vicino al mare c’erano dei cespugli di senape, che hanno il frutto più piccolo che esista, e don Leonardo ha subito misurato la grandezza della nostra fede, confrontandola con quel granello. La prima sera a Gerusalemme siamo andati a fare una breve escursione nella piazza vicina al Santo Sepolcro e lì, in occasione della festa delle Capanne, c’era un gruppo di soli uomini che danzava e cantava. Mostravano passando davanti a noi il loro volto sorridente e fiero, mentre le donne ballavano tra di loro in un’altra piazzetta seminascosta, separata da una tenda bianca. In quel momento mi ha colpito l’osservazione di don Leonardo: il volto di Gesù poteva essere quello di uno di loro, stravolgendo così l’idea che da sempre mi ero fatto su di lui. Poi è stato un susseguirsi di percorsi suggestivi e toccanti, alternando il cammino spirituale e la S. Messa quotidiana celebrata nei luoghi più significativi della vita di Gesù con la visita di siti storici di grande interesse come la fortezza di Masada, il parco di Bet Shean e, come diceva don Valerio, “chi più ne ha ne metta”. Suggestivo, anche se poco spirituale, il bagno nel mar Morto, con l’incredibile sensazione di galleggiare come un tronco d’albero nelle sue acque salatissime. Ed ugualmente suggestivo, ma anche di fondamentale importanza per la sua bravura, il nostro autista Adel, l’uomo dal clacson facile che sa guidare un pullman di 50 posti come un’utilitaria. Data la quantità imponente di luoghi visitati, dire quale sia rimasto di più nella mente e nel cuore è un’impresa ardua. Dovendo scegliere, direi che mi ha profondamente emozionato l’ultima sera, al giardino dei Getsemani. Sebbene avessimo solo pochi minuti a disposizione a causa dell’unico disguido con l’autista, ci siamo subito immersi nell’atmosfera speciale di quel luogo, che data l’ora tarda era ancor più suggestiva e significativa. Dopo la breve introduzione e preghiera di don Leonardo, ognuno di noi era libero di cercare un angolo per la propria personale riflessione e la maggioranza di noi si è recata nell’uliveto adiacente la basilica. Qui ci sono gli ulivi che hanno dato al sito il nome di Getsemani, e tra di essi otto che pare risalgano a duemila anni fa. Ebbene, il pensare che in quello stesso luogo, accanto a quegli stessi ulivi, Gesù veniva a pregare con i discepoli, mi ha toccato profondamente. Nell’uscire dal Getsemani camminavo vicino a don Leonardo e mi è venuto spontaneo dirgli: “ mi dispiace andare via”, al che mi ha risposto “è bene andare via avendo ancora fame e sete”. Il mattino seguente, come conclusione del pellegrinaggio, abbiamo celebrato la Messa nella Basilica della Risurrezione, presso il Calvario, e poi ci siamo preparati per la partenza, con tutte le tappe di quella settimana negli occhi e nel cuore, riavvolte nella memoria come la pellicola di un film, nel quale ha trovato un piccolo spazio anche il mio venticinquesimo anniversario di matrimonio. Se mi avessero detto 25 anni fa che lo avrei festeggiato a Gerusalemme, non ci avrei mai creduto! Un grazie immenso a don Leonardo che ci ha guidato spiritualmente in questa stupenda esperienza e a don Valerio che, con dovizia di particolari, ci ha fatto immaginare come poteva essere questa Terra ai tempi di Gesù. Volando tra Tel Aviv e l’Italia avvertivo già un po’ di nostalgia, al punto di pensare già ad una prossima visita in Terra Santa. E in me c’è la speranza che quel minuscolo granello di fede della prima giornata, innaffiato da questa esperienza, sia ora divenuto un pochino più consistente.