11/09/2010 14:21:00 Unità Pastorale dal Bollettino dell'UNITA' PPASTORALE
NOTTE IN BIANCO SUL PIZZOCOLO
Maderno, nell'incendio luminoso del primo mattino, è di un'avvincente bellezza. Dove il cielo non è limpido vi sono nuvole dorate ancora più splendide del cielo limpido. Il vento teso spazza il lago con allegri schiaffi di schiuma. La corona di montagne verdi gli dona ora un colore particolare che cambia con l'avanzare del giorno.
Sono le cinque del mattino e sono seduto fuori dal bivacco “Due Aceri” in vetta al monte Pizzocolo. Festeggeremo oggi il 25° anniversario della costruzione della chiesetta e del bivacco ad opera del Gruppo Amici Monte Pizzocolo. Penso che quando il sacerdote arriverà quassù e alzerà il calice durante la messa, lo farà in una cattedrale naturale magnifica, lo eleverà certo più vicino a Dio.
Mi hanno costretto ad uscire dal bivacco a quest’ora perché gli amici dicono che, quando sono stanco, russo pesantemente surclassando, con qualche assolo, perfino la corale S. Cecilia durante un “Alleluja” particolarmente riuscito. Loro non sanno che mi hanno fatto invece un bel dono permettendomi di godere questa quinta ora in una pace irreale e di poter raccogliere i miei pensieri con gli occhi immersi in un cielo terso.
Ho perfino l’impressione di scorgere nell’immensità azzurra gli amici, ormai scomparsi, del Gruppo Pizzocolo. Li rivedo sempre allegri, sempre disponibili, sempre presenti.
Portano uno zaino in spalla anche lassù, ma dev’essere leggero, pieno di nuvole, perché li vedo sorridermi felici ed evanescenti.
Tornando indietro col pensiero ho negli occhi le schiene curve dei miei compagni davanti a me, sempre sotto carichi imponenti di materiali necessari alle erigende costruzioni. Le fatiche, sempre temperate da battute eclatanti e da esilaranti episodi, erano una costante fissa. Ci tirò su molto il morale quell’escursionista di passaggio che, un giorno, ci dette una mano. Lo invitammo a tavola con noi. A fine pasto, per ringraziarci e salutarci, si inchinò ignaro e si tolse il cappello con tutta la parrucca, incollata dal sudore, al copricapo stesso.
Rivedo anche con piacere il fuoco del bivacco serale, dopo una pesante giornata di lavoro, danzare davanti a noi quasi parlandoci di amicizia, di pace. O forse era qualcuno sopra di noi? Fatto sta che ci si stringeva al fuoco e ci si voleva davvero più bene.
Tuttavia la fiamma non sempre era amica; a volte giocava brutti scherzi, come quella volta che uno dei nostri si era tolto gli scarponi e si era appisolato davanti al fuoco. Scintille ballerine avevano, nel frattempo, attaccato i calzettoni di lana. Vista la tragedia incombente tutti intervennero prontamente versandogli sopra una mezza bottiglia di grappa scambiata per acqua. Per fortuna fuori c’era la neve che risolse la situazione sciogliendosi, in un fumoso ribollire, sotto di lui. Fatti, volti, personaggi, avvenimenti che si accavallano alla rinfusa nel mio cervello evidenziando vicende di ogni genere. Nel tempo abbiamo subito furti, immediatamente ripianati dalla generosità montanara. Abbiamo avuto danni naturali e vandalici prontamente superati dal grande cuore della gente. Il lavoro continuo di manutenzione e ripristino non è mai mancato in questi 25 anni da parte di queste poche persone che smoccolano, brontolano, discutono, ma sono sempre presenti sotto le ideali bandiere del Gruppo Amici Monte Pizzocolo. Ma questo è veramente il mondo reale?
Non credo, certo che quassù, vicini al cielo e ad un braccio da Dio, la gente si trasforma, dà il meglio di sé al completamento di una “missione” che, nel proprio intimo, ha accettato totalmente. Diceva un alpino locale al Generale che gli chiedeva cosa stesse facendo: “Sig. Generale, io sono qui per servire i muli e la Patria”.
Vuoi vedere che, senza saperlo, il nostro Gruppo è stato utile al Pizzocolo per servire Dio?
Sono considerazioni di uno mezzo addormentato e sognante che forse non hanno alcun fondamento. Riguardo il cielo, ora sempre più azzurro, osservo alcune pecore che si sono avvicinate in cerca di un po’ di pane ed ho subito l’impressione di vivere in un presepio. Gesù Bambino è su nella chiesetta, i pastori sono i miei amici che ancora dormono nel bivacco, i re Magi arriveranno più tardi, con gli escursionisti. Fantasie di prima mattina. Sorrido perché una nuvola disegna, stilizzato, il volto di un nostro amico che, dopo il caffè, aveva inavvertitamente trangugiato liquido per piatti pensando che fosse limoncello. Due ore dopo, ancora con un po’ di schiuma alla bocca, affermava che le aveva sistemato lo stomaco. Le bevute (però mai eccessive) fanno parte dell’andare in montagna.
Posso tuttavia affermare che c’è stato più sudore che vino nella storia del Pizzocolo. Ma è ora di pensare all’organizzazione della giornata: SS. Messa, pranzo montanaro, canti da eseguire, pulizie da fare.
Una pecora mi lecca lentamente una mano mentre le pupille cominciano ad abbassarsi. Cedo lentamente al sonno ma prima rivedo la targa, da tempo esposta nella chiesetta, con dei brevi versi di Guido Rey – grande accademico del C.A.I. – che recita:
“Credetti e credo
La lotta con l’alpe
Utile come il lavoro
Nobile come un’arte
Bella come una fede”.
Forse, in queste parole, sta il senso del nostro lavoro durato 25 anni.
Gli occhi si chiudono, la bocca si atteggia ad un largo sorriso mentre, russando, sogno di essere felice.