07/12/2010 18:32:00 dal Bollettino dell'UNITA' PASTORALE
LA VILLA ROMANA DI TOSCOLANO
Sabato 25 settembre 2010, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, è avvenuta l'apertura straordinaria al pubblico del sito archeologico della Villa romana dei Nonii Arrii di Toscolano. Sabato 25 settembre 2010, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, è avvenuta l'apertura straordinaria al pubblico del sito archeologico della Villa romana dei Nonii Arrii di Toscolano.
Sabato 25 settembre 2010, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, è avvenuta l’apertura straordinaria al pubblico del sito archeologico della Villa romana dei Nonii Arrii di Toscolano. Fra le autorità, tra le quali il Sindaco e l’Assessore alla cultura, che hanno presentato questo sito, era presente la Sovrintendente i beni archeologici della Lombardia, Dott.ssa Elisabetta Roffia. Nel suo discorso di presentazione ha affermato che questa apertura straordinaria ha l’intento di dare visibilità a quanto è stato svolto finora in questo sito, confermando che le opere sono terminate solo nella parte occidentale dell’area, mentre in quella orientale gli scavi che hanno messo in luce altri ambienti, verranno completati in futuro. La stessa ha sottolineato il fatto che questa villa, contrariamente a quelle scoperte a Sirmione e a Desenzano, si sa con certezza a chi è appartenuta. Il Sindaco ha annunciato, tra l’altro, che questo sito verrà dedicato al Notaio Dr. Claudio Fossati, lo storico toscolanese che già nel 1893 pubblicò la sua opera “Una villa romana a Toscolano” con la quale illustrò dettagliatamente come doveva essere nella sua maestosità questa villa sorta nel I secolo d.C. da parte della potente e ricca famiglia dei Nonii Arrii, citando Marco Nonio Macrino e la moglie Arria come i principali personaggi che hanno soggiornato qui. Ricordo, perché ne fui testimonio e ne filmai gli scavi, che questi resti vennero alla luce già 43 anni fa e precisamente il 1.2.1967, in occasione dei lavori di scavo per la posa dei tubi della fognatura. In seguito all’intervento della Sovrintendenza,fu promossa una modesta campagna di scavi e furono trovate altre stanze e nuovi mosaici. Allora la zona fu recintata e protetta da una semplice copertura in plastica, il tutto ora sostituito da quella definitiva. La “gens” Nonia, a cui apparteneva questa villa ebbe diversi consoli e generali con Uffici a Roma, Brescia e a Verona nonché nella Pannonia inferiore e superiore (era in quel tempo una provincia romana che comprendeva una parte dell’attuale Ungheria, dell’Austria, della Croazia e della Slovenia), in Asia, a Efeso, Nicea e Nicomedia, Fu appunto durante gli scavi nella piazza di Efeso nel 1903 che venne alla luce una epigrafe, in lingua greca, che ricorda tutte le cariche ricoperte dal generale Marco Nonio Macrino, vissuto nel I secolo d.C. le quali si possono così riassumere: fu console sotto Antonino Pio nel 154, proconsole d’Asia nel 170-71 sotto Marco Aurelio, sacerdote e “Quindecemviro” per la custodia e l’interpretazione dei Libri Sibillini, sacerdote del Divo Lucio Vero, luogotenente, scorta e compagno dell’imperatore Marco Aurelio, governatore consolare della Pannonia inferiore e superiore, curatore e soprintendente alle acque del Tevere, luogotenente della Legione XIV Gemina, pretore, tribuno della plebe, governatore in Asia, questore (amministratore militare), tribuno della Legione XVI, presidente di sezione del collegio giudicante le questioni di eredità e di tutela. Questo personaggio, oltre la villa era anche proprietario del “Vicus Macrinus”, da cui il toponimo della frazione di Maclino. La moglie Arria, di origine etrusca, fu anch’essa un personaggio importante. Era nelle grazie dell’Imperatore Settimio Severo per l’amicizia che questi aveva con il marito e per le sue grandi qualità culturali. Era una colta matrona che si dilettava alla lettura delle opere di Platone e conversava con i dotti. Quando si trovava a Brescia era soggetta a molti malori e corse pericolo di vita causa una particolare malattia cui era affetta. Il marito la trasferì a Toscolano perché respirasse le balsamiche aure del lago e poi costruì nel giardino della villa un apposito tempietto “per gratitudine d’averla rimessa in salute” Questa epigrafe, ritrovata nel 1745 dall’archeologo marchese Maffei, fu portata nel Museo lapidario di Verona, dove si trova tutt’ora. Nel IV secolo d.C.la stirpe dei Nonii Arrii si estinse e le loro ingenti proprietà passarono nel demanio prima dei Goti, poi dei Longobardi ed, infine, dei Franchi. Carlo Magno e, successivamente Ludovico il Pio li distribuirono ai Vescovi e ai monaci quale premio e riconoscimento del grande aiuto dato dal clero nella guerra contro i Longobardi. Le corti vescovili della Riviera ricevettero diversi terreni. Le corti di Maderno e di Toscolano furono particolarmente ricompensate, tanto da divenire il più grande feudo della regione. Ciò valse al Vescovo di Brescia il titolo di “Marchese della Riviera” che fu ufficialmente riconosciuto dall’Imperatore Federico III d’Asburgo a Domenico De Dominicis nel 1464. Questo titolo nobiliare si mantenne fino alla caduta di Venezia del 1797. Interessante conoscere come il Beneficio Parrocchiale di Toscolano sia venuto in possesso del terreno circostante la Parrocchia, dove sono stati rinvenuti i resti della villa. Donato Fossati nel suo volume “Benacum – Storia di Toscolano” lo spiega. Nel 1797, sull’onda della Rivoluzione francese, si costituisce a Brescia il governo provvisorio bresciano che provvede subito a requisire i beni della Chiesa. Quelli di Toscolano li vendette a Giovanni Borghetti di Brescia, da questo furono venduti nel 1824 ai fratelli Vicario di Gaino (che risultavano proprietari di una cartiera ai Covoli) i quali immediatamente li permutavano con il fondo posto sotto il punto dove si trovava la fontana di Gaino ed insieme con un brolo della Prebenda, passarono così di proprietà al Beneficio Parrocchiale di Toscolano.