L'ostensione della Sacra Sindone è un evento che cattura ogni volta milioni di pellegrini di tutto il mondo, mobilita migliaia di volontari laici di tutte le età e presuppone un apparato organizzativo dagli ingranaggi a dir poco sorprendenti.
Dall'annuncio rivoltoci dal nostro Parroco Don Carlo Moro, l'adesione della comunità di Fasano insieme agli amici-fratelli di Maderno e Toscolano, è stata tempestiva ed in pochissimi giorni il numero massimo di partecipanti è stato raggiunto.
E così mercoledì 5 maggio siamo partiti, di buon mattino, alla volta di Torino, per la prima ostensione del nuovo millenio, uniti tutti quanti dal desiderio profondo di “esserci”, chi per la prima, chi per la seconda o la terza volta.…Il percorso obbligato e coperto ci conduce ordinatamente ed in silenzio, ciascuno si dispone a vivere il momento culminante, di sosta davanti al Telo di Lino, carico di emozione personale e felice di questa condivisione comunitaria.
Nonostante la gente numerosa, la coda è scorrevole e non si può non rilevare quanto fascino susciti ancora oggi la Sindone nei credenti.
Il mio stupore risale a tanti anni fa, nel 1978 quando, da bambina, partecipai ad una conferenza storico-informativa presso il nostro oratorio, con la proiezione di un filmato e alla presenza di un relatore molto preparato che ci presentava tutti gli aspetti scientifici e il punto di vista della Chiesa riguardo il Sacro Sudario. Era la prima volta che ne sentivo parlare, ricordo nitidamente quanto mi appassionò l’argomento e, pur con l’ingenuità dell’età, tante nozioni e tanti passaggi storici sono rimasti impressi nella mia memoria fino adesso.
Anche in questi giorni le opportunità di approfondimento non sono mancate e le immagini al digitale, evoluzione della fotografia tradizionale, ci hanno dato modo di vedere immagini così realistiche da sembrare l’originale, grazie ad incontri organizzati dalle parrocchie, a speciali trasmessi alla televisione e grazie ai mass media...Ora entriamo noi, ciascuno prega silenziosamente cercando quasi un’ intimità e un rapimento interiore..
Quanti pensieri! Penso alla moltitudine di persone che sicuramente stava innanzi a Gesù durante la Sua Crocifissione, al loro incitamento, agli insulti, ai carnefici che gli infliggevano l’insopportabile e mi chiedo: Quante volte col mio peccato sono stata anche io tua carnefice? Quanto delle mie colpe hai preso su di te?
Mi affiorano alcune immagini del film di Mel Gibson “La passione di Cristo” e sul lenzuolo ne vedo i segni impressi, visibili. E’ l’impronta della bestialità efferata di cui è capace l’uomo. Rivedo quel patire spiegato nel Vangelo, ma da allora, mi dico, sono cambiati i sentimenti: la folla incessante che giunge da ogni parte è qui per contemplarlo orante e vuole entrare nel Suo Mistero, il Mistero dell’Amore traboccante per tutta l’umanità. Un Amore così grande da prevedere l’accoglienza della morte sulla croce e l’accettazione della volontà del Padre, senza sconti.
L’immagine dell’Uomo del dolore - mi chiede - ci chiede l’adesione alla Croce, di non sfuggirla, con la certezza che l’Amore e il dono di sé hanno valore redentivo e sono il perno della vita cristiana.
Mi dice che, così come la Sua Passione si è conclusa con la Sua Morte e Risurrezione, così il dolore è destinato a finire, mentre il dono della Vita Eterna, accanto a Lui, è definitivo. Il Dono per eccellenza.
Da madre, la mia mente vola a Maria e immagino il suo strazio lacerante; lei, che da umile serva è stata prescelta ed eletta Madre del Bambino Gesù, è modello di tutti i credenti, testimone insieme a poche altre donne e agli Apostoli dell’evento della Risurrezione. Essa fa parte di quel primo nucleo di discepoli che rappresenta la chiesa nascente. Sulla loro parola noi crediamo. Tuttavia considero la Sindone un grande aiuto alla Fede, perché ci porta a riflettere commossi sulla Passione del Signore.
Pian piano usciamo e negli occhi che incontro leggo la gioia di questo momento vissuto, gustato, percepisco la riconoscenza per l’opportunità che ci è stata data.
Ciascuno a proprio modo è stato toccato nel cuore e medita: il Volto silenzioso ha parlato, invitandoci a guardare dentro noi stessi, nella nostra storia personale, affinché la nostra vita diventi lo specchio dell’Amore di Dio, in famiglia, nei gruppi dove collaboriamo, nell’amicizia e in tutte le relazioni umane.
Un fantastico pranzo ci attende,l’entusiasmo scorre nelle vene e di lì a poco il pellegrinaggio ci porta a visitare la casa natale di San Giovanni Bosco insieme all’Istituto Salesiano: anche questo è un bel momento, perché la figura del Santo, fondatore degli oratori, appassionato educatore dei bambini e dei giovani, mi ha fatto riflettere quanto spesso noi adulti li sottovalutiamo.
Essi sono un dono, perché sono il nostro futuro, gli adulti di domani, il futuro della società e della Chiesa. Purtroppo però, per tante ragioni, questo momento epocale dà loro prevalentemente incertezze, fragilità, noia, mancanza di modelli credibili. Don Bosco con poche risorse ha fatto un’opera straordinaria, è diventato per tutti l’esempio, si è consumato per loro, non mollando neanche di fronte alla risposta negativa. A quelle vite egli ha dato un pass per il futuro.
La sfida educativa e formativa è urgente da parte di tutti, non ammette omissioni, soprattutto oggi; puntare su una sana ed equilibrata formazione delle coscienze è tempo ben speso, è seminare oggi per avere frutto domani, unitamente alla preghiera perseverante e fiduciosa di tutta la comunità cristiana.
E la famiglia? Certo è il nucleo più importante, ma oggi non è aiutata in questo. Spesso inoltre si diventa genitori, ma manca una piena consapevolezza del ruolo. Nell’epoca del “fast food”, “del tutto e subito”, le parole di uso comune sono consumare, comprare, mostrare, apparire, assomigliare…tutto proiettato al presente, e il futuro di questi nostri giovani?
Chi dà loro coraggio per credere in un mondo del lavoro che per lo più è all’insegna del precariato, chi li incita a studiare perché bisogna puntare ai meriti e non alla spintarella, chi insegna loro che riempire il bagaglio emozionale significa tendere all’Amore e non accontentarsi?
Penso che la gioventù non sia “malata”, come spesso titolano riviste e giornali, ma vada aiutata ad individuare la bellezza da rincorrere, vada accompagnata con slancio e con proposte coinvolgenti, appoggiata ove possibile, ascoltata e non giudicata, favorita nell’espressione, nella capacità di critica e soprattutto nel far emergere i talenti spesso nascosti.