Unità Pastorale Toscolano Maderno

17/02/2012 10:40:00 Unità Pastorale
Dal Bollettino dell'Unità Pastorale

Il sacerdote: segno del regno dei cieli


Omelia del parroco don Leonardo nella celebrazione eucaristica, per la morte di don Carlo Ghitti.
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La messa del giorno ci presenta la visione di Nabucodonosor, re di Babilonia: una grande statua che ha la testa d’oro ed i piedi d’argilla. Il profeta Daniele (2,31-45) fa capire che questo re di Babilonia come qualsiasi regno, da quello più ricco e più potente a quello più fragile, è destinato alla transitorietà, al fallimento. Dice il profeta Daniele: solo un regno rimane sino alla fine, un regno splendido: Il regno di Dio. E richiama allora a questa fedeltà al Dio di Israele, a questo unico Dio da servire, da lodare. Questo regno, ce lo ricorda Gesù nel Vangelo (Lc 21, 5-11) è un regno che viene, si compie, nonostante tutto. Ci saranno guerre, rivoluzioni, ci saranno pestilenze, tutte le sciagure possibili, terremoti, ma il regno di Dio viene. Noi tante volte ragioniamo dicendo: ma dov’è questo Signore che permette tutte queste cose? Il Vangelo, Gesù, invece ci dice: guardate che queste cose devono succedere, ma non perdete la speranza. Non pensiate che Dio non stia operando e compiendo il suo regno. Il richiamo allora a questi ultimi giorni dell’anno liturgico è proprio questo: attendere il regno di Dio e crescere nel desiderio del regno del Signore e non perdere l’orientamento. Non fatevi ingannare, dice Gesù, non seguite altre strade. Questa la strada del regno dei cieli, la strada del regno di Dio. Non c’è un’altra meta. E’questa la meta. E il sacerdote è proprio colui che si consacra a questo regno dei cieli e proprio lui viene chiamato dal Signore ad essere il segno del regno dei cieli. Il sacerdote non vale per quello che fa, ma vale ancor più per quello che è, per questo essere segno. Don Carlo ci ha lasciato questa luce. Chissà cosa avrà sofferto dovendo rinunciare alla vita attiva pastorale, un oratorio, una parrocchia, le grandi celebrazioni solenni, il Natale, la Pasqua e tanti momenti che per la vita di un sacerdote sono momenti grandi da condividere con la comunità. Chissà cosa avrà sofferto… Quando, così, parlava degli anni passati da curato in oratorio si leggeva proprio nel suo cuore questa grande gioia. Lo vedevamo quando era in mezzo a noi o per qualche manifestazione della corale o per qualche gita, si vedeva l’animo di un sacerdote che avrebbe potuto dare tanto alla comunità, a un oratorio. Ma lui ha saputo raggiungere il suo equilibrio, la sua serenità, nel suo monastero, quella piccola chiesa in mezzo a tante case dove lui celebrava nella sua solitudine, insieme con la sua Paolina, questo essere sacerdote del Signore, questo essere segno… ancora più di quello che fai, per quello che sei… uomo del regno dei cieli, uomo di Dio. La sua serenità nel vivere questo suo sacrificio, il suo equilibrio, la capacità di ironia, di scherzo - tipica di un animo aperto - la consapevolezza che prima di tutto lui era consacrato al Signore e come tale testimone e segno del regno dei cieli qui in terra. Ieri ho telefonato in curia a Bergamo ed ho colto questa cosa. Un sacerdote che chiedeva, ma è un po’ chiuso, perché pensando a don Carlo, al suo problema ripeto, uno, qualcuno poteva pensare che…No. No. Era una persona che aveva grandi qualità, ma che ha saputo trovare serenità nonostante il suo malanno, che gli impediva di presiedere le funzioni, di predicare. E poi è la gratitudine che gli dobbiamo, certo, per tante cose che faceva dalle confessioni nelle solennità e lì si vedeva l’animo sacerdotale, restava ore a confessare anche se magari non stava molto bene. Per Montemaderno la sua presenza fu davvero tanto preziosa, ma anche qua nella nostra parrocchia come organista. Questo suo essere regno dei cieli e questo guardare al regno dei cieli, questo regno che noi dobbiamo cercare, ha fatto sì che don Carlo avesse preparato questo momento mettendo per iscritto tutte le indicazioni del caso e il necrologio. E’ andato incontro al Signore con questa consapevolezza. Tra le persone che per prime avrà incontrato, oltre ai genitori, ci sarà stata pure Santa Cecilia. Oggi è proprio santa Cecilia, patrona della musica; anche questo un segno, un segno grande. La vita ha un senso, un piano e dentro questo piano si compie la nostra sete di vita e don Carlo lo penso tra i cori angelici; lo penso proprio lì, nella liturgia celeste, nel massimo del canto, come direbbe sant’ Agostino, del giubilo. Raccogliamo e viviamo nel cuore questa sua testimonianza alla ricerca della bellezza e della grandezza che è la musica che diventa lode a Dio, diventa inno al Signore. Un ultimo pensiero è la gratitudine per la Paolina che per don Carlo era la sua sicurezza, la chiamava in continuazione, specialmente negli ultimi tempi. La ricordiamo e preghiamo per lei perché il Signore abbia a sostenerla in questo momento di distacco dalla persona cara con cui ha condiviso parecchi anni nel piccolo monastero, questo piccolo luogo santo che era la loro casa dove Gesù ogni giorno si faceva presente nell’eucaristia. Invochiamo anche attraverso don Carlo il dono di nuove vocazioni. La nostra preghiera stasera è una preghiera che non si ferma al ricordo, ma deve guardare avanti. Preghiamo perché semi di vocazione che ci sono nella nostra comunità possano germogliare anche attraverso questa testimonianza sacerdotale. Ci affidiamo all’intercessione di don Carlo in quella comunione con i santi che come chiesa, come cristiani continuiamo a vivere e con questa luce della fede che Gesù ci invita ad alimentare in noi.
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