Riflessione dellarcivescovo di Pompei, Carlo Liberati
Non una semplice “cantilena” ma una ripetizione che si alimenta del desiderio di una conformazione sempre più piena a Cristo, vero “programma” della vita cristiana. E’ questa la dinamica entro cui deve entrare chi vuole cogliere nel profondo il senso del Rosario, preghiera che “conduce all’Eucaristia”. E’ la partecipazione alla vita di Gesù l’orizzonte entro cui si collocano i due diversi, ma complementari, momenti dell’Eucaristia e del Rosario. Entrambi sono “espressioni” dell’unica fede e metro di paragone per sostenere, valutare e correggere il vissuto quotidiano. Quale può essere l’atto più grande che un uomo può fare in questo mondo? E’ quello con cui sotto l’impulso dello Spirito Santo prendiamo la nostra vita tutta intera e la presentiamo a Dio in un gesto di offerta e di amore. E se l’Eucaristia è memoriale dell’offerta che Cristo fece della sua vita per l’uomo, allora celebrando la sua offerta ci disponiamo a offrire tutta la nostra persona, il nostro mondo, la nostra vita. Una comunione con Cristo che può essere aiutata e sostenuta anche dalla preziosa preghiera del Rosario. Al centro della più amata preghiera mariana si collocano i misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di colei che al Signore fu più vicina. Si tratta di una preghiera tutta ecclesiale che non può vivere senza i testi biblici e le preghiere liturgiche della Chiesa, gli unici messaggi capaci di autenticare il nostro pregare e confermare il nostro credere. Il Rosario adempie un compito di prim’ordine: quello di disporre il terreno in un percorso contemplativo, che si realizza nell’innamoramento di Cristo. Il Rosario porta all’Eucaristia. Se tante volte hai ripetuto, con lo sguardo fisso su Gesù tra le braccia di Maria, “benedetto il frutto del tuo seno”, come potresti non sentire il bisogno di “cibarti” di questo frutto? E poi occorre che la stessa Eucaristia sia “ricompresa , preparata e “riecheggiata” attraverso l’esercizio meditativo.