Unità Pastorale Toscolano Maderno

09/03/2011 09:21:00 Maderno Toscolano
Dal Bollettino dell'UNITA' PASTORALE

Disegni riguardanti Toscolano e Maderno


del poeta Paul Heyse ospite nel 1876 della locanda del Cavallo Bianco. Paul Heyse (1830/1914), il famoso poeta e prosatore tedesco, premio Nobel per la letteratura e profondo conoscitore dell'Italia, nell'autunno del 1876 fu ospite della Locanda Cavallo Bianco di Toscolano, successivamente chiamata Cavallino Bianco.
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Paul Heyse (1830/1914), il famoso poeta e prosatore tedesco, premio Nobel per la letteratura e profondo conoscitore dell'Italia, nell'autunno del 1876 fu ospite della Locanda Cavallo Bianco di Toscolano, successivamente chiamata Cavallino Bianco. Egli frequentò il Garda anche negli anni precedenti ed in quelli successivi. Di questo suo soggiorno il poeta parla nelle novelle “Uccelli canori prigionieri” scritte nel 1901. L’interesse principale, durante il suo soggiorno, fu soprattutto la natura che lo circondava. Non vi fu colle o fattoria solitaria che non esaminasse con curiosità di artista in cerca di motivi pittorici che dipingeva nel suo album di “paesaggetti con ornamenti” che è stato sempre citato, ma mai visto. Sennonché nel novembre 2010 è uscito un volume “Versi e disegni del Garda”, dove si possono finalmente ammirare questi disegni insieme alle sue poesie. Tale volume, sponsorizzato dal Rotary Club di Salò e Desenzano e pubblicato dall’editore Marco Serra Tarantola, è stato redatto a cura di Paolo Boccafoglio e Herfried Schlude. I disegni sono stati ritrovati presso una Biblioteca tedesca dal Dott. Schlude di nazionalità tedesca, giurista ed ex amministratore della Commissione Europea, da diversi anni residente a Gardone Riviera, il quale mi ha gentilmente autorizzato a pubblicarli. Per ragioni di spazio, mi limito a quelli riguardanti Toscolano e Maderno i quali ci danno la precisa idea di com’era allora il nostro territorio visto con l’occhio di un poeta. Fra le 22 poesie di Paul Heyse, che scrisse durante un suo nuovo soggiorno sul Garda nel 1897, vi è quella riguardante la sua permanenza a Toscolano nel 1876 che trascrivo qui di seguito:

TOSCOLANO
Sì, sono questi i vicoli antichi,
incassati tra alti muri, freschi,
come quando ti dovetti lasciare,
mio splendido rifugio autunnale!

Al di sopra di quell’oscuro portone,
che si schiuse ospitale a me stanco,
rovinata dal tempo ancora pende
la vecchia insegna del “Cavallo Bianco”.

Fredda era la mia stanza e tetra,
ampio tuttavia il letto e pulito;
non sempre il vitto era passabile,
il buon vino era però garantito.

E come splendidi tutti i sentieri
giù dalla chiesetta erti a scendere
dove del lago sull’azzurra riva
la sua ombra un uliveto m’offriva!

Erta la via su verso i cipressi
del piccolo convento di Gaino,
ove sedevo dimentico del mondo
coi miei sogni lontano spaziando

Allorché infine tramontava il sole,
la via di casa prendevo contento,
dove un buon pasto frugale
mi accoglieva al “Cavallo bianco”.

Nell’album da disegno riportavo
con me qualche schizzo di paesaggio,
mediocri prove abboracciate
insieme a versi e rime baciate.

Poi amichevolmente col mio oste
a lungo in giardino chiacchieravo,
quando la notturna brezza le ali,
leggera e mite, muoveva sul lago.

Amata mia, ti fa meraviglia,
che qui da ospite volessi restare,
poiché nel profondo mi era odioso
della civiltà il futile carpame?

Meno mi disturbava la sua faccia
qui sul lago in grembo alla natura,
tra uomini, che come dei bambini
seguono innocenti la sua traccia.

Un po’ di solitudine e silenzio,
un poco di bellezza all’intorno,
magico idillio e insieme sogno –
di cos’altro un poeta ha bisogno?

Poiché qui ho avuto tutto questo,
m’appare come un castello d’incanto,
nonostante il vitto fosse modesto,
di Toscolano il “Cavallo bianco”.


Al poeta, nella locanda del Cavallo Bianco a Toscolano, fu assegnata una stanza rivolta sul giardino interno, per cui egli afferma: “Dall’unica finestra si aveva la vista al di là di un piccolo cortile, sul giardinetto ancora fiorito di dalie e rose tardive, chiuso alle spalle da una lunga serra dalla quale occhieggiavano una gran quantità di limoni gialli, e al di sopra di tutto le cime tondeggianti dei monti che si accendevano nel tramonto” 
di Andrea De Rossi

 

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