Unità Pastorale Toscolano Maderno

17/12/2010 12:12:00 Unità Pastorale Zona XVI Diocesi di Brescia

Convegno Caritas 2010


"Nella Carità … riscoprirsi comunità" si connota per un'immagine e una parola. L'immagine: gli occhi, gli sguardi. La copertina del pieghevole è attraversata da occhi, occhi di uomini e donne, di giovani e anziani, occhi che "sfuggono", che non incrociano il campo visivo di chi li guarda.
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UN'IMMAGINE, UNA PAROLA

“Nella Carità … riscoprirsi comunità” si connota per un’immagine e una parola.
L’immagine: gli occhi, gli sguardi. La copertina del pieghevole è attraversata da occhi, occhi di uomini e donne, di giovani e anziani, occhi che “sfuggono”, che non incrociano il campo visivo di chi li guarda. Solo gli occhi di un bambino, che richiamano quel “se non ritornerete come  bambini…”, sembrano cercare lo sguardo dell’altro. Tradizionalmente, agli occhi era affidato il compito di identificare il prossimo ma, in un perpetuo e trafelato presente, l’uomo rischia di trovarsi solo, orfano dovunque volga lo sguardo. All’interno il pieghevole disvela altri occhi, occhi che ti guardano, che ti fissano, che sollecitano il tuo sguardo: sono gli occhi di un Gesù Misericordioso, il cui sguardo trova un forza esplicativa nella Parola (Gv 1, 3) “Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui.
Erano circa le quattro del pomeriggio”.

Così diceva il Vescovo Monari al Varo dell’Ottavo Giorno: “il nostro rapporto con Dio, che è quello in cui si decide il senso della nostra vita, in realtà si esprime nel nostro rapporto con il volto dell’uomo, quale sia la relazione che abbiamo con Dio, si decide da quel tipo di relazione che noi costruiamo con gli altri, con le facce che vediamo, con le persone che incontriamo”. Il “so stare” con Dio e gli altri, può trovare nel “sostare” nello sguardo di Dio e degli altri la possibilità di rinnovare l’essere e l’operare degli uomini e delle donne della carità. “So|stare” si fa dunque parola- chiave.
 

TRACCE DI COMUNITA'

Sabato 17 aprile 2010, il convegno diocesano delle Caritas parrocchiali “Nella Carità… riscoprirsi comunità” si è svolto all’insegna del “so|stare”: “sostare” per guardare, rileggere, rivedere gesti ed esperienze di carità, per poi ripartire rinnovati e consapevoli verso nuove tessiture, animate dal “so|stare” con Dio e con gli altri.

Un “so|stare” avvalorato dal Vescovo Monari che, a partire dalla meditazione dei due sommari degli Atti degli Apostoli (At 2, 42-47; At 4, 32-35), ha indicato quelle “tracce” capaci di favorire presenze di comunione e relazioni di prossimità, in particolare verso le situazioni di debolezza: ammalati, anziani soli, bambini. “Noi non riusciremo a risolvere tutti i problemi, ma dobbiamo fare in modo che la comunione che abbiamo tra di noi, che c’è perché la fa il Signore, si esprima in gesti.

In concreto, torna fuori il concetto della rete, della conoscenza reciproca: noi non riusciamo a fare questo discorso di comunione piena con gli sconosciuti, non è una specie di regola del diritto, è una esperienza che può nascere quando abbiamo una serie di legami concreti con delle persone, che ci guardano in faccia, che noi guardiamo in faccia […] E’ il legame personale che rende possibile l’aiuto e lo rende non umiliante per chi lo riceve e non arrogante per chi lo dona”.

Continua ancora il Vescovo “dove ci sono relazioni di vicinanza, di amicizia, di fraternità, la società diventa più umana e il benessere sociale diventa molto più alto e io sono convito che la comunità cristiana ha il dovere di servire la società degli uomini anche in questo: di mettere a disposizione quel capitale di amore di servizio che riceve dal Signore”
Un “so|stare” che, a partire da quel “Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane, nelle preghiere” (At 2, 42), ha trovato nel “caleidociclo della carità”, distribuito come mandato dal Vescovo ai partecipanti, quelle “tracce di comunità” per rileggere l’essere e l’operare della Caritas.

CON DIO, NELLA COMUNITA’, TRA TUTTI, CON SEGNATI quali tracce per riscoprirsi comunità, nella “consapevolezza che il Signore ha affidato ciascuno di noi agli altri, e ha affidato gli altri a ciascuno di noi, dandoci una responsabilità, ma dando anche un sapore e una forza grande alla nostra vita”.
 

Di Chiara Buizza

 

                                                     
 

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