20/11/2010 09:50:00 Dal Bollettino dell'UNITA' PASTORALE
Considerazioni sul
Che senso ha percorrere a piedi quasi 800 km nell'arco di un mese lungo un antico itinerario di pellegrini? E' una domanda che non ci si pone alla partenza, ma all'arrivo. Si parte per svariati motivi, talvolta con l'incoscienza dell'entusiasmo, ma sempre perché si desidera vivere un'esperienza forte, sia spirituale che fisica.
Che senso ha percorrere a piedi quasi 800 km nell’arco di un mese lungo un antico itinerario di pellegrini? E’ una domanda che non ci si pone alla partenza, ma all’arrivo. Si parte per svariati motivi, talvolta con l’incoscienza dell’entusiasmo, ma sempre perché si desidera vivere un’esperienza forte, sia spirituale che fisica. Nel questionario, che i monaci di Roncisvalle fanno compilare ai pellegrini, appare che la motivazione religiosa non è la leva principale che porta ogni anno migliaia di persone a percorrere questo itinerario. Eppure la dimensione spirituale non abbandona un solo istante il pellegrino, anzi lo avvolge gradualmente fin dai primi faticosi passi sulle cime dei Pirenei. C’è poi la fatica che è il sale di ogni esperienza; i tempi scanditi dalle fasi del cammino; la gestualità che si ripete. Tutto ciò ci riporta a ritmi antichi, sconosciuti nei nostri tempi. Alzarsi all’alba, mettersi in cammino con i pochi averi sulle spalle, godere della solitudine e del silenzio per ore. E poi: pasti frugali, alloggi spartani alla fine di ogni tappa, ed ogni giorno, all’arrivo, il ripetersi dei soliti gesti: breve doccia, bucato, riposo in camerata, poi la cena, la riflessione religiosa per chi lo desidera, alle 22 il silenzio. Ed il giorno dopo daccapo. La religiosità: il "Camino di Santiago" è principalmente un pellegrinaggio e quindi un atto di devozione religiosa. Non mancano le occasioni per vivere una religiosità genuina: essere ospitati in monasteri o conventi offre l’occasione per partecipare a liturgie animate in modo molto suggestivo. Camminare, immersi nella solitudine e nel silenzio, permette di riflettere, per chi lo desidera di pregare,e comunque tiene lontana la testa dalle cose del mondo. Anche i non cristiani o i laici, e sono molti sul Camino, si nutrono di questa atmosfera spirituale, assistono alle funzioni e si arricchiscono interiormente. E’ un percorso vecchio come l’uomo perché riproduce l’estensione della via lattea; le popolazioni celtiche lo percorrevano celebrando riti pagani. I romani avevano eretto a Finisterre un' ara dedicata al Dio Sole che ogni giorno spariva tra le onde dell’oceano. Il cristianesimo ne ha fatto,dall’anno mille, il maggior itinerario pellegrino d’Europa. Su queste strade polverose, percorse da milioni di persone, sono state veicolate conoscenze ed idealità che sono ora patrimonio comune del continente europeo. Siamo partiti alla fine di giugno da Saint Jean Pièd dé Port sul confine tra Francia e Spagna; la prima tappa è forse la più dura con i suoi 1400 m. di dislivello che ti portano a scavalcare i Pirenei. L’arrivo al monastero di Roncisvalle nel pomeriggio dopo 8 ore di cammino ti cala subito nell’atmosfera del pellegrinaggio. La sistemazione per la notte nell’antico dormitorio, la celebrazione serale con la benedizione dei pellegrini e l’elencazione da parte dell’abate delle nazione di provenienza, iniziano a dare un senso a questa avventura. Poi, ogni giorno il cammino, l’incontro con altri pellegrini, la solitudine delle terre spagnole,il passaggio nelle città storiche del Camino: Pamplona, Burgos, Leon, Astorga con le magnifiche cattedrali. Sudore, fatica, polvere e, per molti, i piedi segnati da piaghe e vesciche. Abbiamo attraversato le regioni di Navarra, Rioja,Castilla-Leon e Galizia ed abbiamo camminato per giorni nella solitudine delle mesetas, forse il paesaggio più suggestivo d’Europa. Un immenso altipiano coltivato a frumento, senza alberi e con piccoli villaggi distanti ore uno dall’altro. Poi l’arrivo a Santiago dé Compostéla, la Città Santa e caotica, una Roma ad occidente d’Europa; e via ancora verso Capo Finisterre, il punto estremo del continente a consumare il rito che da oltre mille anni i pellegrini compiono: bruciare sulla spiaggia dell’oceano i propri vestiti a testimonianza della fine del pellegrinaggio e della rinascita interiore che questo ha comportato. E qui si ripropone la domanda iniziale: che senso ha tutto ciò? La risposta non la si dovrà cercare, verrà da sé.