Unità Pastorale Toscolano Maderno

29/06/2011 10:24:00
da bolettino parrocchiale

Carol Woityla ha creduto nell'uomo


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Come all’indomani della morte del Papa Carol Woityla io e un gruppo numeroso di fedeli della parrocchia di Toscolano partimmo dal nostro paese per rendere un saluto affettuoso e un omaggio sentito al Papa, così sabato 30 aprile insieme a una cinquantina di pellegrini di Brescia, Quinzano, Salò, Maderno ho partecipato ad un pellegrinaggio, organizzato dall’agenzia Brevivet di Brescia,per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Spiegare le motivazioni che mi hanno spinto a “correre” come 6 anni fa dal nostro amatissimo Papa è semplice e complicato nello stesso tempo. Sin dall’inizio del suo pontificato Carol Woityla mi ha affascinato per il coraggio delle sue idee, per l’autorità del suo messaggio cristiano, per la grande carica d’umanità con cui dialogava con l’altro. Il carisma che possedeva si esprimeva infatti nella capacità psicologica di avvicinarsi a tutti, credenti o agnostici, con quella profondità d’animo che riempiva di gioia coloro che hanno avuto il dono di poterlo conoscere. Nonostante egli fosse stato testimone dell’epoca tragica delle grandi ideologie, del loro tramonto, egli ha, infatti, creduto nell’ “uomo” e gli ha mostrato apertura, fiducia, vicinanza. Egli conosceva il cuore umano e ne penetrava i segreti; sapeva dire le parole giuste e quando la malattia gli ha impedito la parola sapeva trasmettere con uno sguardo o con una carezza la sua amicizia e la sua gratitudine. Le grandi emozioni non hanno bisogno di parole, così come i rapporti costruiti con amicizia e verità racchiudono tutto in uno sguardo, in un gesto, e riescono a far emergere l’inespresso. La sua tenacia si esprimeva sia sulla necessità di rafforzare i valori morali nella società, sia “nella solidarietà che si fa accoglienza e rispetto”, sia sollecitando il coraggio per lottare contro il male e per riscoprire una diversa qualità della vita che includa la riscoperta dei valori spirituali. Grazie alla decisa condanna dei totalitarismi, che avevano segnato buona parte della sua vita, grazie alla fermezza nel tener dritta la barra in materia di dottrina e di etica cristiana, era diventato, già in vita, oggetto di culto e di devozione popolare. Una devozione che la malattia e la morte, vissute come un percorso di martirio, hanno ulteriormente rafforzato. Come la sua vita è stata una risposta generosa e fedele alla chiamata d’amore di Cristo, un’adesione sincera al disegno di salvezza per il mondo, così la sua morte rappresenta per il mondo la storia di un cristiano fedele alla sua vocazione, alla santità eroicamente perseguita. Il pellegrinaggio ha rappresentato per me, e penso anche per gli altri compagni di viaggio, una forte scossa emotiva, suscitata dalla grande manifestazione di affettuosa e profonda devozione verso questa straordinaria guida spirituale, che ha saputo elevare la quotidianità della propria vita ad esempio e manifestazione di grandissima fede.

Elena Ferrari
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