21/07/2010 21:12:00 Cecina dal Bollettino dell'UNITA' PASTORALE
ANNO SACERDOTALE 2010 CECINA RICORDA I SUOI SACERDOTI
DON LORENZO BULGARINI
Vicario cooperatore di Cecina dal 1947 al 1957.
Nel 1947 la comunità religiosa di Cecina viveva un periodo difficile della propria storia: da due anni la guerra era finita, e gli animi dei fedeli, oltre ad essere ancora scossi dall'eco degli eventi bellici e politici che avevano caratterizzato il periodo precedente, erano anche assillati dai problemi legati al desiderio di indipendenza dalla parrocchia di Toscolano.
Nel 1947 la comunità religiosa di Cecina viveva un periodo difficile della propria storia: da due anni la guerra era finita, e gli animi dei fedeli, oltre ad essere ancora scossi dall’eco degli eventi bellici e politici che avevano caratterizzato il periodo precedente, erano anche assillati dai problemi legati al desiderio di indipendenza dalla parrocchia di Toscolano. Questa aspirazione, che risaliva a tempi molto lontani, si era manifestata con particolare intensità nei primi decenni del Settecento, con la richiesta presentata nel 1724 al Doge di Venezia, Alvise III Mocenigo, e nel 1727 al cardinale Angelo Maria Querini, vescovo di Brescia, per ottenere la costituzione delle terre di Cecina e Messaga in parrocchia, sull’esempio di quanto era avvenuto a Gaino nel 1707. Dopo lunghe trattative, protrattesi per anni, il problema non era stato risolto, e gli abitanti di Cecina avevano dovuto rassegnarsi a dipendere, dal punto di vista religioso, dalla chiesa parrocchiale di Toscolano. (Il desiderio dei cecinesi si è realizzato soltanto nel 1959, con la costituzione della parrocchia di San Nicola). Ho ritenuto necessaria questa premessa per cercare di esporre le difficoltà legate alle tensioni, alla divisione degli animi, alle contrapposizioni che caratterizzavano la situazione religiosa di Cecina nel 1947. In questa realtà difficile “venne un uomo mandato da Dio”, un uomo di pace che aveva fatto dell’adesione al Vangelo e dell’amore al prossimo la propria ragione di vita: don Lorenzo Bulgarini. Fin dall’inizio del suo ministero sacerdotale a Cecina, egli mise le proprie forze a servizio del desiderio di calmare gli animi, di ristabilire la concordia fra le posizioni contrastanti, di avvicinare anche i lontani, per creare nel piccolo borgo una famiglia in cui tutti si sentissero fratelli. Ho chiesto alle persone che hanno conosciuto don Lorenzo alcune testimonianze sulla sua figura e la sua opera. La frase che tutti hanno pronunciato, all’inizio del discorso, è stata: “Era un prete santo”. Una signora ha soggiunto: “Potrebbe veramente essere elevato agli onori degli altari. Era un uomo che portava Dio a tutti, che sentiva tutti fratelli, che nutriva un amore particolare per i poveri, gli anziani, gli ammalati e manifestava una speciale attenzione per chi era spiritualmente lontano. Se qualcuno non voleva sentire parlare di Dio, don Lorenzo lo avvicinava come amico, per manifestargli la propria simpatia e cordialità”. * “Era per noi veramente un padre che non abbandonava i suoi figli, anche quando questi dovevano allontanarsi dal paese. La mia famiglia in estate si recava in montagna per dedicarsi alla raccolta del fieno. Anche altri abitanti di Cecina si trasferivano sui monti fra Persegno e Campèi per lo stesso motivo, e don Lorenzo saliva, naturalmente a piedi, fino lassù per far sentire a noi tutti la sua affettuosa vicinanza, la sua partecipazione alla nostra vita. Il suo arrivo era per noi bambini e per i nostri genitori una festa: sentivamo che era un amico, un padre, un fratello”. * “Era un sacerdote veramente povero, non aveva niente e, se aveva qualcosa, lo regalava a chi si trovava in difficoltà economiche. Qualche volta andavo a casa sua per piccoli aiuti e notavo che era molto umile e non aveva alcuna pretesa, era sempre contento di tutto”. * “Con noi bambini era affettuoso e qualche volta scherzoso. Io facevo il chierichetto e, dopo la fine della Messa, don Lorenzo mi chiedeva ogni volta il mio nome e mi tirava il ciuffo che avevo sulla DON LORENZO BULGARINI Vicario cooperatore di Cecina dal 1947 al 1957 8 eucaristia e sacerdozio fronte. Quando ero più grande, partecipavo con altri giovani alle prediche in preparazione alla festa di san Giovanni Bosco, che ricorre il 31 gennaio. In quel giorno il nostro curato usciva di casa di buon mattino e percorreva le strade del paese chiamando con un fischietto noi ragazzi alla Messa delle 6.30. Dopo la celebrazione, ci offriva un rinfresco nelle trattorie locali ”. * “Per noi ragazze organizzava le prediche e la Messa per la festa di sant’Agnese, allora particolarmente sentita. Oltre alle funzioni religiose, noi giovani partecipavamo alla vita dell’oratorio, resa molto varia e coinvolgente dalle iniziative di don Lorenzo, e spesso, alla domenica, offrivamo al pubblico piccoli spettacoli che avevamo allestito con la collaborazione del nostro curato e delle suore”. * “A quei tempi la scuola elementare di Cecina aveva solo tre classi, ed i bambini dovevano recarsi a piedi a Gaino per completare la scuola dell’obbligo. Don Lorenzo riuscì a far portare le classi quarta e quinta in paese, e questo fu un grande vantaggio per tutti i ragazzi”. * “Don Lorenzo ha sopportato con pazienza evangelica umiliazioni, offese e prepotenze ed ha sempre perdonato sull’esempio di Gesù”. * “In paese c’erano alcuni giovani che dovevano emigrare in Francia per motivi di lavoro. Don Lorenzo non voleva lasciarli partire senza la sua benedizione. Sebbene fosse ammalato di flebite e faticasse a muoversi, volle alzarsi di buon mattino, il giorno della loro partenza, per celebrare una Messa particolare per loro, affinché la benedizione di Dio li accompagnasse nella vita futura in un paese straniero e in ambiente forse non molto favorevole”. * “Noi cecinesi amavamo moltissimo il nostro curato ed avremmo voluto che rimanesse fra noi ancora per molti anni, ma nel 1957 egli fu trasferito in un’altra parrocchia in cui esistevano rivalità e divisioni, come era accaduto quando era stato mandato a Cecina. Egli aveva il grande dono di riuscire con la pazienza, con la mitezza e con il perdono a placare gli animi; per questo motivo i superiori lo inviavano sempre nelle parrocchie in difficoltà”. Queste testimonianze, semplici ma significative, presentano un ritratto luminoso di don Lorenzo Bulgarini e ci offrono la sua immagine autentica di vero uomo di Dio. Egli ha tradotto nella sua vita sacerdotale tutti i propositi che scriveva ogni anno nel suo Diario spirituale alla fine degli esercizi spirituali e che nascevano dalla meditazione della parola divina. * “O Signore, essere tuo sacerdote santo, nel nascondimento, nello spirito di sacrificio, di riparazione, di preghiera, nella povertà estrema e in un grande amore alle anime. Ecco quello che con la tua grazia voglio essere”. (1941, in preparazione al suddiaconato) * “ Grazie, o Signore, che mi hai chiamato. Ti ringrazio con tutto il cuore e voglio ringraziarti con tutta la vita. O Signore, dammi la grazia di essere e di rimanere povero. Voglio essere tra i più poveri della mia parrocchia”. (1942, in preparazione all’ordinazione sacerdotale) * ”Meditando la tua passione, o Gesù, sento il bisogno di chiederti ancora insistentemente la grazia speciale degli esercizi di quest’anno: la grazia di patire e patire con amore. Dammi la forza di soffrire per rendere santo il mio sacerdozio”. (1951, esercizi spirituali) * “L’umiltà è il riconoscimento gioioso della propria meschina posizione, è un esser contenti d’esser dimenticati e messi agli ultimi posti, per rendere a Dio, in questo, un amore più generoso ed un servizio più puro”. (1960, luglio, mese degli esercizi ignaziani) * “Dio non ha bisogno della nostra attività, vuole l’omaggio interiore e ciò avviene con l’obbedienza. L’obbedienza è l’omaggio filiale di Gesù al Padre continuato nella chiesa”. (1964, esercizi spirituali) * “L’identità del prete è di essere il segno di Dio, cioè dimostrare agli uomini che la vita raggiunge il culmine quando è posseduta da Dio, abbandonata a Lui”. (1976, esercizi spirituali) Questa meditazione, che si trova nelle ultime pagine del Diario spirituale di don Lorenzo, può essere anche definita il suo testamento spirituale: due anni dopo Dio chiamò quasi improvvisamente il suo servo buono e fedele per farlo entrare nella luce e nella gioia eterna. Alla fine di questa presentazione della vita sacerdotale e della spiritualità di don Lorenzo Bulgarini, è opportuno riportarne le fondamentali notizie biografiche. Egli nacque a Lograto, in provincia di Brescia, il 23 febbraio 1916. Fu ordinato sacerdote il 30 maggio 1942. All’inizio del suo ministero svolse, per sua scelta, il compito di vicario cooperatore a Urago Mella, fra i poveri che vivevano nelle baracche. Là si ammalò e, per questo motivo, fu trasferito, dopo alcuni mesi, a Bassano Bresciano (1942-1947), quindi a Cecina (1947-1957), sempre come vicario cooperatore. Fu in seguito parroco a Borgonato (1957-1964) e, dal 1964, a Nuvolera, dove la morte lo colse quasi improvvisamente il 5 novembre 1978. Durante i suoi funerali, il vescovo, i confratelli ed i parrocchiani manifestarono il loro immenso dolore ed il grande affetto che li aveva legati a don Lorenzo. Alcuni abitanti di Cecina parteciparono alle esequie; ancora oggi qualcuno di loro si reca a pregare sulla sua tomba e ne riceve conforto spirituale nelle difficoltà della vita. Padre Gianfranco Ransenigo, che ha curato l’edizione del Diario spirituale di don Lorenzo (Tipografia Novastampa, 1978), nella premessa dell’opera ha scritto: “La sua vita di servizio ai fratelli e le virtù che si è proposto nel suo Diario spirituale, sempre identiche dal principio alla fine (umiltà, povertà, mitezza, obbedienza, penitenza) sono solo la conseguenza dello scopo principale della sua vita: tendere ad essere un sacerdote santo”.