A sventolare in piazza San Pietro, il 3 e 4 agosto, saranno soprattutto i foulard color vaniglia: è la tinta che contraddistingue gli oltre 45 mila ministranti in arrivo nella capitale da tutta la Germania, insieme a quasi ottomila pellegrini provenienti da vari Paesi europei. Oltre un migliaio i «chierichetti» nostrani, dal fazzolettone verde, 1.225 gli ungheresi color arancione, 3.140 gli austriaci che hanno scelto di farsi riconoscere con il giallo, 800 gli svizzeri in nero. E poi ragazzi in arrivo da Belgio e Francia, Polonia e Croazia, Slovacchia e Serbia, Romania e Portogallo, Lussemburgo e Ucraina, Lituania e Albania. Un arcobaleno composto da 17 nazioni sbarcherà nella metropoli in occasione del decimo pellegrinaggio internazionale dei ministranti, promosso dall'associazione europea Cim (Coetus internationalis ministrantium), che dal 1960 raggruppa i «servitori della Messa» del vecchio continente e i responsabili della loro formazione. CONTINUA
In quasi 53 mila – fra bambini e adolescenti, giovani e adulti – indosseranno i foulard in cotone contrassegnati con il logo della manifestazione, dal valore non solo scenografico: infatti sono stati prodotti a Monaco di Baviera dal laboratorio artigianale della Caritas per portatori di handicap, in collaborazione con altri laboratori e botteghe tedesche, a motivo dell’alto numero di richieste. Numerosi fin da oggi i pullman che porteranno i gruppi fino al Lungotevere nel quartiere Prati. Imponente, quindi, l’organizzazione dell’evento, che ha come slogan «Bere alla vera fonte», come ricorda il presidente del Cim e vescovo ausiliare di Basilea, Martin Gächter, convinto che i ministranti costituiscano «un nucleo importante per la pastorale giovanile, presente in ogni parrocchia, che può essere sviluppato». Il loro servizio, infatti, «comprende tutte le importanti dimensioni della Chiesa: annuncio, liturgia, diaconia, comunione», sottolinea il presule. Un messaggio rilanciato dalla loro stessa presenza: più che raddoppiata rispetto al pellegrinaggio del 2001, quando furono 22 mila i ministranti, provenienti da 12 Paesi, a salutare Giovanni Paolo II portandogli il più grande turibolo del mondo.
Fitto il programma della manifestazione: nel pomeriggio del 3 agosto, a partire dalle 16 i ministranti si ritroveranno in piazza San Pietro; dopo alcuni canti e gli interventi di monsignor Gächter e del fondatore del Cim, il sacerdote Eberhard Mühlbacher, la preghiera serale comunitaria alla presenza di una grande statua di san Tarcisio, martire del III secolo e patrono dei ministranti, realizzata dall’artista Bernhard Lang. Al termine della serata tutti saranno invitati a scambiare il foulard del colore della propria nazione con quello di altri Paesi. Mercoledì 4 i pellegrini confluiranno dalle 8.30 nella grande piazza per attendere l’udienza generale con Benedetto XVI.
Dopo il benvenuto a ciascuno dei gruppi di ogni nazione presente, il presidente del Cim saluterà il Papa consegnandogli il foulard bianco in ricordo del pellegrinaggio; all’ascolto delle parole del Pontefice e alla sua benedizione seguiranno canti accompagnati da un’orchestra di Amburgo: un omaggio al Pontefice tedesco.
Ogni gruppo nazionale, inoltre, ha previsto incontri particolari; il migliaio di italiani – gruppi di circa 90 persone in arrivo da Pordenone e Parma, poi da Padova, Palermo e tante altre diocesi, compresi una cinquantina di ministranti over 50 partiti dalla Campania – si ritroverà domani pomeriggio presso il Teatro Orione della parrocchia Ognissanti per assistere allo spettacolo teatrale sulla vita del Santo Curato d’Ars, realizzato dai seminaristi del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Martedì alle 10.30 è in programma nella basilica di San Paolo fuori le Mura una Messa presieduta da monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica. A sostenere l’iniziativa don Franco Magnani, don Nicolò Anselmi e don Nico Dal Molin, responsabili Cei dell’Ufficio liturgico, del Servizio per la pastorale giovanile e del Centro nazionale vocazioni, convinti della «prospettiva pedagogica » del servizio all’altare, che «può formare future generazioni di cristiani».