Unità Pastorale Toscolano Maderno

06/11/2010 15:35:00
da Avvenire

'L'EUROPA COSTRUISCA IL SUO FUTURO SULLE RADICI CRISTIANE'


È iniziato il viaggio di Benedetto XVI in terra iberica. Accolto dai reali è arrivato a Santiago in occasione dell'Anno Santo Compostelano. "Come il servo di Dio Giovanni Paolo II, - ha esordito il pontefice nel suo discorso - che da Compostela esortò il vecchio continente a dare nuovo vigore alle sue radici cristiane, anch'io vorrei esortare la Spagna e l'Europa a edificare il loro presente e a progettare il loro futuro a partire dalla verità autentica dell'uomo, dalla libertà che rispetta questa verità e mai la ferisce, e dalla giustizia per tutti, iniziando dai più poveri e derelitti». Poi nel Santuario ha ringraziato "tutti i cattolici spagnoli per la generosità con la quale sostengono tante istituzioni di carità e di promozione umana".
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L’arca di pietra che salva dal vuoto

Tra la Palestina e Finisterre. La dimensione più ampia del Cammino di Santiago apre il suo arco fra questi due estremi, all’interno dei quali si è scritta la storia cristiana dell’Europa. È l’apostolo Giacomo, qui, la cruna dell’ago. Fece la spola fra i due estremi in vita e in morte. Da secoli, un filo ininterrotto passa attraverso la cruna dell’ago, in mille modi e per mille ragioni, con un essenziale obiettivo: riconciliare la vita con la propria destinazione. Per essere all’altezza della propria origine, la vita non ha che un’ultima possibile destinazione.
Dio. Mettetela come volete, ma quando abbiamo trovato il nostro finisterre, nessuno di noi cade nel vuoto. Perché, anche se non te lo ricordi, e ti prende l’estro di darGli dei nomi di fantasia, agli estremi del cammino è nel grembo di Dio che muovi il primo e l’ultimo passo. Non spunti dal vuoto, in questo mondo. E per quanto ti spingano allo smarrimento, i lavacervelli di qui, quando poi ti mollano (perché poi, quando il gioco si fa duro, ti mollano) non rimbalzi nel vuoto.
È il Cammino, figlio bello. È per gente che sfida il vuoto della chiacchiera, e vuole vedere le carte. Anzi, percorre la strada fisicamente: perché, a volte, capita che ti passino carte truccate. Noi, in Europa, siamo i figli dei figli dei figli di quelli che hanno fatto il cammino fra Betlemme e Finisterre. È fra questi due estremi che abbiamo imparato il Cammino. E ognuno, poi, ne cerca i segni sulla strada di casa. Ciascuno la sua.
Le cose essenziali del cammino fra Betlemme e Finisterre sono scritte nella pietra di due cattedrali della memoria, attraverso le quali il Papa Benedetto traccia da oggi il suo filo, anche per noi. La basilica di Santiago de Compostela e quella della Sagrada Familia di Barcellona, che domani sarà consacrata basilica proprio dal passaggio del Papa. Una scintilla del lampo che viaggia da Oriente a Occidente, annunciando ogni volta il passaggio del Figlio dell’Uomo, si accenderà di nuovo. Le pietre focaie sono quelle del tempo delle cattedrali: quando la memoria del passaggio del Figlio consacrava il giunto del cielo e della terra, che impediva alla città di cadere nel vuoto. Lo sapevano tutti, questo: anche quelli che in chiesa non ci andavano. È una di quelle verità cosmiche, di cui tutti sono certi, dentro la quale il Cammino del Signore del Vangelo si è scavato il suo solco.
Le cattedrali hanno questo di singolare: le loro fondamenta sono assicurate al cielo (è per questo che le loro guglie si spingono fin lì). Le fondamenta che stanno sottoterra sono di complemento: necessarie, ma non sufficienti. Il filo che unisce le cattedrali impedisce alla terra di diventare piatta.
Un santo antico (l’apostolo Giacomo) ha indicato – dall’alto – il luogo giusto della prima: la tomba del testimone, come è accaduto all’inizio di tutto, quando le chiese proprio lì nascevano. Un "santo" moderno (Antoni Gaudì) ha fatto germogliare dalla terra il seme della nuova creazione: ci sono anche paperi e gufi nell’arca della Sacra Famiglia, con gli Apostoli e i Santi. È dall’intenerimento di Dio per la sorte del pulcino e del pesciolino che capisci la fantasia d’amore della quale parla la religione dell’incarnazione.
L’uomo moderno, malinconico com’è, fa lo spiritoso. Dice, con tono leggero e saputo, che staremo tutti meglio senza i segni del Cammino che custodisce i cammini dal vuoto. Il Papa proprio lì va, a infilare la fune nella cruna dell’ago. E benedice l’Arca dell’alleanza tra cielo e terra. Quella che, quando la terra finisce, salva anche i pulcini spiritosi.

La Spagna apre il cuore al Papa pellegrino

La Spagna di Santiago e di Barcellona. La Spagna della fede antica, e sempre capace di rinnovarsi. Ma, anche, la Spagna in qualche modo spinta verso un modello di secolarizzazione lontano dal sentire di un popolo che, in quella fede, ancora riconosce le sue radici. E per le quali, a voce alta, la Chiesa spagnola chiede il rispetto e la considerazione che la loro dignità merita.
È in questa terra che, alle 11.30, arriva oggi Benedetto XVI, nel suo diciottesimo viaggio apostolico al di fuori dei confini italiani. Due giorni che lo porteranno a toccare due città - e due luoghi in particolare - dove tra antico e moderno è sintetizzata la storia, e l’orgoglio, di una Spagna che ancora vuole e sa dirsi cattolica. Un viaggio che inizia oggi a Santiago de Compostela, terzo Pontefice, dopo le due volte di Giovanni Paolo II nel 1982 e nel 1989, a recarsi nella Cattedrale che custodisce la tomba di san Giacomo, l’apostolo che portò la Buona Novella sino al confine del mondo». La città che papa Wojtyla definì simbolo della vocazione universale della Spagna, e che oggi Benedetto XVI visita nell’Anno Compostelano – che ricorre ogni 7 anni, quando la festività di san Giacomo apostolo cade di domenica – pellegrino tra i milioni di pellegrini venuti a rinnovare la tradizione del «cammino» a questo centro di irraggiamento della fede.
Qui, a Santiago, subito dopo la cerimonia di benvenuto e il suo primo discorso, papa Ratzinger avrà un incontro privato con i Principi delle Asturie nella Sala de Autoridades dello stesso aeroporto, per poi recarsi in visita alla Cattedrale, da dove rivolgerà il suo primo saluto ai fedeli. Al termine del pranzo all’arcivescovado con i cardinali spagnoli e con i membri del Comitato esecutivo della Conferenza episcopale, Benedetto XVI celebrerà nel pomeriggio la Messa nella Plaza del Obradorio.
Sarà, questo, l’ultimo appuntamento pubblico della giornata. Alle 19.15 infatti il Papa si trasferirà da Santiago a Barcellona, dove il primo impegno in agenda sarà, alle 9.30, l’incontro privato con i Reali di Spagna nella Sala museale della Sagrada Familia. E qui, in questo grandioso tempio divenuta il simbolo stesso non solo di Barcellona, nato dal genio di Antonio Gaudì di cui è in corso la causa di beatificazione, il Papa celebrerà la Messa di dedicazione della chiesa e dell’altare, per affacciarsi al termine sulla piazza antistante da dove guiderà la recita dell’Angelus.
Sarà un momento di particolare importanza, tenendo presente che «quando alla fine del secolo XIX si progettò la Cattedrale – hanno scritto i vescovi spagnoli nel messaggio indirizzato ai fedeli in occasione della visita del Papa – la Chiesa avvertiva che la famiglia naturale e cristiana, basata sul matrimonio, costituisce una cellula basilare della società, alla quale lo Stato e la Chiesa devono prestare un’attenzione prioritaria, ponendosi al suo servizio, senza sorpassarla né soppiantarla». Un richiamo tanto più attuale oggi, quando il Paese, come ha sottolineato in un’intervista l’arcivescovo di Barcellona, cardinale Lluís Martínez Sistach, «ha risentito delle ultime misure legislative, lontane dall’antropologia cristiana e dai grandi valori e principi della dottrina sociale della Chiesa».
Neppure in questo viaggio, com’è divenuta ormai tradizione nei viaggi di Benedetto XVI, mancherà un ultimo appuntamento dedicato a un’opera sociale. Così alle 17.15, lasciato l’arcivescovado e prima di riprendere l’aereo che, poco prima delle 21, lo riporterà a Roma, papa Ratzinger visiterà l’Obra benefico-social Nen Dèu, un centro per disabili dove incontrerà le religiose della comunità, gli operatori sanitari, medici e personale paramedico, e duecento assistiti con i loro familiari, e benedirà la prima pietra della residenza che si costruirà a Tiana.
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