Lettera pastorale del vescovo di Brescia Luciano Monari 2009-2010Luciano Monari
Vescovo di Brescia
Un solo pane,
un unico corpo
1Cor 10, 14-17
L'eucaristia nella vita della comunità cristiana
Lettera pastorale per l'anno 2009-2010
1. Prologo
È domenica mattina. Il mondo sembra quieto; molti dormono ancora per ricuperare le ore della sera. E tuttavia quando un suono di campane si diffonde nell’aria, da molte case, come rispondendo a una chiamata, escono persone che si dirigono verso la chiesa. Sono vestite bene, come se andassero a un ricevimento; camminano svelte, come se qualcuno le stesse aspettando e non volessero far tardi. Perché? Perché non stanno tranquillamente a letto per godersi qualche ora di assoluto riposo?
2. Il giorno del Signore
Un salmo, cantato nella festa di Pasqua, dice: “Questo è il giorno che ha fatto il Signore; rallegriamoci ed esultiamo!” (Sl 118,24). Naturalmente tutti i giorni sono fatti dal Signore, lui che è creatore di ogni cosa, dello spazio e del tempo. E però c’è un giorno che appare diverso dagli altri, un giorno nel quale l’azione di Dio si dispiega con una forza e una chiarezza unica. È il giorno in cui Dio ha risuscitato Gesù dai morti e cioè in cui Dio ha introdotto un pezzo del nostro mondo (l’umanità di Gesù, la carne umana di Gesù) nel suo mondo (nel mondo di Dio, nell’eternità e nella gloria di Dio). In questa azione è stata spezzata l’autosufficienza del mondo e, nello stesso tempo, è stata vinta una volta per tutte la morte: il Cristo risorto – l’umanità gloriosa del Cristo risorto – non muore più, la morte non ha più nessun potere sopra di lei. E siccome la risurrezione di Gesù è promessa della nostra risurrezione, il giorno del Signore contiene la speranza che anche il nostro mondo, anche la nostra fragile natura umana, entrerà nella gloria di Dio e sarà fatta partecipe della pienezza di vita che appartiene a Dio solo. Per questo oggi è un giorno speciale; per questo ci alziamo lieti; per questo ascoltiamo il suono delle campane come fosse un appello rivolto a noi e usciamo di casa; per questo ‘con timore e gioia grande’ (Mt 28,8) ci avviamo verso la chiesa.
Per fare che cosa? Per ringraziare, lodare, benedire, esaltare, glorificare, cantare, gioire insieme. Abbiamo visto la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’egoismo; ci è stata data la speranza della nostra stessa vittoria! È mai possibile rimanere indifferenti o pigri? Continuare a ciondolare tra interessi meschini e divertimenti insulsi? Appiattire il nostro desiderio su beni effimeri, che accrescono la sete invece di placarla, che fanno sentire il vuoto già un attimo dopo la soddisfazione che sembrava immensa? Sentiamo un desiderio grande di vita, abbiamo bisogno di amore, custodiamo una speranza salda e vogliamo esprimere tutta la nostra gioia. Per questo ci mettiamo in cammino verso la casa di Dio.
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