Lettera pastorale del vescovo di Brescia
Luciano Monari 2008-2009
1. Perchè questa lettera
Carissimi figli e fratelli in Cristo,
è questa la mia prima lettera pastorale alla Chiesa bresciana e sono davvero contento che riguardi il mistero e la pastorale della parola di Dio nella vita della Chiesa. I motivi della scelta possono essere tanti. Stiamo vivendo l’anno paolino, che intende approfondire la conoscenza dell’apostolo Paolo e del suo messaggio; celebreremo in ottobre il Sinodo dei Vescovi, che affronterà il tema della Sara Scrittura nella vita della Chiesa. Il Consiglio Pastorale Diocesano, consultato sulla questione, mi ha offerto una preziosa serie di indicazioni su questo tema. Diversi, dunque, sono i motivi della scelta. Ma, al di là dei motivi contingenti, c’è un motivo di fondo che giustifica la scelta ed è la convinzione che solo da un rapporto approfondito con la parola di Dio può venire un autentico rinnovamento della vita ecclesiale, della pastorale. Nella Costituzione “Dei Verbum” il Concilio ha scritto: “E’ necessario… che ogni predicazione ecclesiastica come la stessa religione cristiana sia nutrita e governata dalla Sacra Scrittura” (DV 21 = EV 904). Prendo queste parole non come se fossero un omaggio formale alla Sacra Scrittura, ma come un’affermazione mediata, pesata, fatta consapevolmente e vorrei farne il fondamento di una scelta che orienti il mio ministero in terra bresciana, che plasmi tutto l’impegno di rinnovamento e di crescita spirituale che la nostra Chiesa sta vivendo.
2. La Sacra Scrittura, luogo del primato di Dio
Ma perché è così importante il riferimento alla Sacra Scrittura? Il Concilio risponde. “La Chiesa ha sempre venerato le Divine Scritture come il corpo stesso del Signore non mancando mai, soprattutto nella sacra Liturgia, di nutrirsi del Pane della vita dalla mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo e di porgerlo ai fedeli” (ibid.). Nella Sacra Scrittura, dunque, così come nell’eucarestia, la Chiesa riconosce, trova, incontra, accoglie e assimila il Corpo del Signore e quindi si edifica di fronte a una scelta libera e facoltativa che qualcuno, spinto da un’esperienza personale significativa, può legittimamente fare all’interno della fede cristiana. Il cristianesimo, infatti, non nasce da una ricerca umana di Dio, non deriva dai desideri che ci portiamo nel cuore e ai quali tentiamo di dare una risposta. Nasce, il cristianesimo, dalla ‘decisione’ libera di dio di venire in cerca dell’uomo, di rivelarsi a lui, di chiamarlo a un’esperienza di comunione con Lui, di renderlo partecipe della vita divina stessa: “Piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare Se stesso e manifestare il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo, hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura” (DV 2 = EV 873).
3. Parola di Dio e risposta dell'uomo
Insomma, la qualità specifica dell’esperienza cristiana è quella che Giovanni descrive nell’ultimo versetto del Prologo al suo vangelo: “Dio, nessuno lo ha mai visto; ma l’Unigenito Figlio che esiste rivolto verso il seno (l’amore) del Padre, lui ce lo ha rivelato” (Gv 1,18). Siamo convinti che il cristianesimo non nasce dalla proiezione fuori di noi dei nostri desideri o delle nostre paure, ma dall’amorevole, libero venirci incontro di Dio nella sua parola. “NON Siamo stati noi ad amare Dio, scrive sempre Giovanni nella sua prima lettera, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1GV 4,10). Un’affermazione come questa suppone che non siamo stati noi a cercare Dio, ma è dio che ha cercato noi; che a noi viene chiesto di ‘lasciarci trovare’, rispondendo alla ricerca di Dio con la nostra fede. Parola di Dio che chiama fede che risponde si saldano insieme in un unico avvenimento; e solo su questo fondamento può crescere sano l’edificio della vita e dell’esperienza cristiana. L’uomo è fatto per trascendere se stesso e lo fa attraverso una conoscenza corretta della realtà, attraverso l’assunzione libera di una responsabilità morale, attraverso l’amore verso se stesso, verso gli altri, e verso Dio. In questo movimento illimitato di crescita sta la sua identità più vera. Ebbene, con la sua rivelazione, Dio illumina questo cammino e lo dirige verso il suo amore in modo che la nostra ignoranza sia superata dalla sua sapienza, il nostro egoismo e le nostre passioni siano bruciate dal suo amore e il nostro cammino di ‘umanizzazione’ e ‘divinizzazione’ possa procedere ben orientato, lucido, spedito.
4. Struttura della lettera
Ecco il perché di questa lettera. Cercherò anzitutto di riflettere sul mistero della parola di Dio e sul modo corretto di comprenderlo e di viverlo. Poi, nella seconda parte, cercherò di offrire alcune indicazioni concrete che possano arricchire la nostra azione pastorale. Infine, proporrò la contemplazione di Maria Santissima come modello della Chiesa che ascolta la parola. Vorrei che questa lettera fosse pensata come una lettera ‘aperta’: essa lancia alcune proposte, ma toccherà alle diverse comunità cristiane assumerle, viverle, verificarle. E l’esperienza ci aiuterà a formulare meglio le nostre convinzioni, a rilanciare altre proposte per crescere verso il Signore con il massimo di desiderio e di fedeltà.
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